IL DIALOGO TRA YAJNAVALKYA E MAITREYI

http://www.freeindia.org/biographies/sages/yajnavalkya/yajnavalkya.jpg

Yajnavalkya aveva due mogli, Maitreyi e Katyayani. Di esse Maitreyi possedeva la scienza dell'Assoluto, Katyayani invece era paga di quel che le donne son solite conoscere. Ed ecco un giorno Yajnavalkyi, che stava per abbracciare un nuovo stadio di vita, così parlò:
Brhadaranyakopanisad V 2. 1

- "O Maitreyi", disse Yajnavalkya - "io sono in procinto di abbandonare questo stadio di vita. Voglio dunque definire la tua posizione insieme a quella di Katyayani."
Disse allora Maitreyi: "O signore, se pure mi toccasse in sorte l'intera terra ricolma di ricchezze, forse grazie a ciò potrei divenire immortale?".
- "No", rispose Yajnavalkya ", la tua vita scorrerà simile a quella di coloro che sono dotati di mezzi, ma dalla ricchezza non si può sperare di trarre l'immortalità".
Disse allora Maitreyi: "Che me ne faccio di ciò che non mi fa raggiungere l'immortalità? Ma ti prego, dimmi, o Signore, quel che tu conosci".
Disse allora Yajnavalkya: "Care cose dici tu che mi sei così cara. Vieni e siedi, tutto quanto io ti dirò. Ma tu presta piena attenzione a quel che ti vado esponendo". E così prese a dire:" Non a causa dell'amore per lo sposo lo sposo è caro: è a causa dell'amore per il Sé che lo sposo è caro. Non a causa dell'amore per la moglie la moglie è cara: è a causa dell'amore per il Sé che la moglie è cara. Non ha causa dell'amore per i figli i figli sono cari: è a causa dell'amore per il Sé che i figli sono cari. Non a causa dell'amore per le ricchezze le ricchezze sono care: è a causa dell'amore per il Sé che le ricchezze
sono care. Non a causa dell'amore per la condizione di sacerdote specialista del sacro la condizione di sacerdote specialista del sacro è cara. Non a causa dell'amore per la condizione di guerriero la condizione di guerriero è cara: è a causa dell'amore per il Sé che la condizione di guerriero è cara. Non a causa dell'amore per i mondi i mondi sono cari: è a causa dell'amore per il Sé che i mondi sono cari. Non a causa dell'amore per gli dei gli dei sono cari: è a causa dell'amore per il Sé che gli dei sono cari. Non a causa dell'amore per gli esseri gli esseri sono cari: è a causa dell'amore per il Sé che gli esseri sono cari. Non a causa dell'amore per qualsivoglia oggetto qualsivoglia oggetto è caro: è a causa dell'amore per il Sé che qualsivoglia oggetto è caro. E` il Sé dunque che bisogna scrutare ed ascoltare, è al Sé che occorre pensare e meditare con attenzione. O Maitreyi: è solo guardando, ascoltando, considerando e conoscendo il Sé che si conosce tutto quest'universo".
Brhadaranyakopanisad II 4. 1 - 5


Perchè "L'ORO DI POLIA" vi conquisterà



È un avvincente giallo esoterico tutto ambientato in Italia. Non soltanto nell’Italia più conosciuta, quella delle città da cartolina, ma anche in alcuni tra i luoghi più enigmatici, suggestivi e poco noti della penisola. Così, seguendo il viaggio dei protagonisti, il lettore si troverà a passare da ville, monasteri, grotte, musei, piazze, monumenti, chiese e biblioteche, riscoprendo o, in certi casi, riscrivendo, intere pagine di storia.
È il giallo della ricerca di un tesoro. Un tesoro antico, inestimabile, rimasto sepolto da secoli. Un tesoro legato alla donna più conturbante del Rinascimento: Lucrezia Borgia.
La via che conduce al tesoro, è costellata di simboli misteriosi, messaggi in codice, e anagrammi da interpretare. Riuscire nell’impresa, richiederà concentrazione, arguzia, ma anche molta prudenza: per trovare gli indizi necessari, i ricercatori dovranno talvolta passare da vie non del tutto legali… Con la polizia alle calcagna, poi, il tempo incalza. Le decisioni devono essere prese rapidamente. Gli obiettivi, scelti con attenzione. Senza contare i possibili trabocchetti: una mossa falsa, un’interpretazione sbagliata, e la missione può fallire. Oppure costare la vita.
La chiave di tutto, sembra essere un libro. “Hypnerotomachia Poliphili”, significa “Combattimento d’amore in sogno di Polifilo”. È un celebre incunabolo stampato per la prima volta a Venezia nel 1499, attribuito ad un Francesco Colonna non meglio identificato (nobile romano secondo alcuni, frate domenicano secondo altri, o persino pseudonimo di un altro autore). Un libro scritto con in linguaggio composto da parole di diverse lingue (latino, italiano, greco, arabo…), arricchito da pregevoli xilografie, che parla del viaggio onirico di Polifilo in cerca della sua amata, la ninfa Polia.
Che rapporto aveva questo libro con Lucrezia Borgia?
Questo è solo uno dei tanti interrogativi che riguardano l’esoterismo dei Borgia. Ad esempio, perché papa Alessandro VI, padre di Lucrezia, fece affrescare nelle stanze vaticane la processione in onore del Dio toro Apis, e la storia di Iside e Osiride? A causa di quali strani rituali i Borgia vennero accusati di Satanismo da Burcardo, il cerimoniere vaticano?
Ma torniamo ai nostri giorni. A Ferrara viene assaltato un furgone portavalori che stava riportando un importante reperto storico alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Nella stessa città, poco tempo dopo, in un antico convento, una tomba viene profanata. Entrambi i casi sembrano collegati fra loro, ma qual è il vero movente? 

Osservare

http://www.ioarte.org/img/artisti/enrico__Osservare_g.jpg

Uno dei possibili modi d'intendere il termine meditazione, sia in senso orientale che occidentale, è quello di riflessione quieta ed attenta. Una contemplazione che da semplice osservazione o ascolto iniziali di un determinato soggetto diventa rilievo silente.

La meditazione implica una mente silenziosa come nel sonno profondo, ma all'erta e consapevole come nel pensiero dello stato di veglia.

Osservare

Rilassati, distenditi, assumi una posizione consona. Seduto e non supino, spina dorsale dritta.

Osserva il respiro e astieniti dal pensare di proposito, cioè volutamente, ma non escludere nulla. Diventa un puro riflesso di tutto ciò che accade. Il flusso spontaneo e naturale del respiro sarà l'oggetto primario d'attenzione. Tuttavia non rifiutare subito il suo corollario, gli eventuali pensieri apparentemente autonomi che si avvicendano, in secondo piano, sullo sfondo della coscienza, conquistando, temporaneamente la tua attenzione, un background d'immagini, gioie o vicissitudini, idee gradevoli, moleste o indifferenti. Osserva direttamente, non elaborare o etichettare quanto vedi. Se qualcosa ti distrae prendine atto, ma poi ritorna al flusso naturale del respiro. Dimentica per un po' le conoscenze pregresse. Vivi l'istante, il frangente, per ciò che è.

Osserva consapevolmente il flusso e riflusso del respiro, nonché gli eventuali pensieri, come fossero le onde di un laghetto agitato. Contemplali, con il giusto distacco, come un osservatore che diventa, via via più lontano. I pensieri e il respiro sono le onde del lago. Quando tali increspature superficiali diventano più piatte e cominciano a placarsi, la tua interiorità si rinnova divenendo progressivamente più limpida. Cos'é tale stato di calma, donde proviene? Vivilo semplicemente in quanto ottima pausa di relax, riposo, momentaneo distacco dal tran tran della vita ordinaria. Con il tempo tale metodo ti condurrà ad esplorare le tue profondità esistenziali più intime, laddove sembra riprodursi una nuova sorgente di vivida energia ristoratrice.

In questa osservazione non v'è nulla da raggiungere, conquistare, afferrare, ricevere. Ciò che conta è l'atto in sé. In realtà non importa ciò che si osserva, il flusso del respiro, un simbolo religioso, la tremula fiamma di un innocente candela, il flebile bisbiglio di un molesto pensiero ricorrente, il tacito mormorio di un'emozione volubile. Non importa quel che si osserva. Perché colui che osserva e l'oggetto osservato appartengono alla medesima arcinota realtà. Ciò che conta è solo l'atto di osservare, l'unico gesto capace di dischiudere le porte alla verità del proprio presente.

Quindi, riepilogando: osserva, l'oggetto di osservazione potrebbe sfuggirti, il cicalio dei pensieri riprendere, ma tu rimani consapevole e rileva, riscontra, sorveglia, guarda attentamente il flusso del respiro, gli eventuali pensieri, senza sostituirli con l'immagine di un laghetto, ma divenendo vieppiù come un lago di calma e silenzio le cui acque superficiali si quietano sino a consentire d'intravederne profondità via via più recondite.

Se l'esercizio testé descritto è adatto o in sintonia con le tue propensioni individuali, avvertirai ben presto dei lievi benefici, un senso d'integrazione e tranquillità cui seguirà, inevitabilmente, una disposizione compassionevole verso tutti gli esseri viventi. In caso contrario sarà inutile insistere. Esistono tante altre possibilità.

Ma se il metodo funziona è probabile che percepirai un senso di freschezza e ristoro interiori. Proprio come se da te, dal tuo interno, sgorgasse una sorgente dalle chiare fresche e limpide acque vitali. Quella è la fonte d'ogni benessere. Essa non ha una collocazione specifica. In realtà non si può dire che sia "dentro" davvero, oppure provenga dall'esterno. Diciamo pare che sgorghi dal nulla, ma da un nulla tutto, vuoto e pieno, che si manifesterà quando la tue attitudini naturali saranno divenute calma e chiarezza.

I modi di esprimere nell'immediato il risultato di queste circostanze è individuale, cioè diverso per ciascuno. Taluni ne percepiranno gioia, tal'altri un vivace senso di libertà. C'è chi svilupperà la propria intuizione, chi diverrà creativo, o silente, o amorevole, o più probabile un insieme di tutte queste caratteristiche.

Oltre la sensazione di essersi rigenerato qualcheduno sentirà di aver ritrovato se stesso. E questo "se stesso" si risolverà, con il tempo, in una percezione esistenziale che comprende anche gli altri, il mondo intero, il cosmo. Infine subentrerà la compassione ...

Nel processo appena descritto non negheremo mai l'io che osserva, che è ciascuno di noi e senza di cui non potremmo, ovviamente, operare. L'io che osserva è genuino, autentico. E' la vita che osserva, per nostro tramite, il dispiegarsi degli eventi. Ci sono alcuni maestri che suggeriscono di esaminarlo direttamente ... altri sostengono che per conoscere se stessi sia meglio evitare l'auto-osservazione diretta. Invece se questo "io" si autoafferma come osservatore, senza identificarsi con alcun oggetto, non potrà che riconoscere, con il tempo, la sua vera natura.

Egli non è, in realtà, quel piccolo, modesto e transuente ego, capriccioso e pieno di desideri quanto inconsapevole, che vive in funzione d'ingannevoli appigli. Ma è l'intramontabile e indissolubile vita che scruta se medesima attraverso il miracolo del suo occhio mortale, si rattrista per l'impermanenza di quanto scorge , ma gioisce del comporsi e ricomporsi d'ogni evento in un flusso senza inizio, fine, tempo. Si, perché ha contemplato la natura essenziale, l'intrinseco ...

Epilogo

La tua mente ordinaria non è differente dalla tua mente "buddhica". Dovunque vada o veda sei già un Buddha. Sii presente a ciò che fai, al tuo stesso presente, limitandoti ad eseguire l'azione che stai compiendo. Ecco la tua sadhana (disciplina spirituale), se mangi mangia, se dormi dormi, se cammini cammina, in ufficio lavora e se ti rilassi molla davvero la presa e rivolgiti al tuo cielo interiore, che come mente universale ha di per sé una sua incontaminabile e fulgida purezza. Certo, può sempre accadere che qualche nube l'attraversi. Tali nubi sono gli oggetti esterni, pensieri o preoccupazioni moleste. Ma così come subitamente sopraggiunti, altrettanto rapidamente si dileguano lasciandoti libero di scegliere. Entrare, uscire, ritornare ... ed ecco che il laghetto della tua mente diventa un limpido cielo interiore. Osserva e non escludere nulla, includi ogni cosa.

Bene, pensi che ti abbia descritto una nuova tecnica di meditazione? Nient'affatto! Osservare consapevolmente è il gesto più immediato, semplice e gratuito che si possa mai compiere.

Fonte:http://www.meditare.it/meditazione/osservare.htm

Identita' tra noi ed il mondo

http://www.neripozza.it/_files/autori/foto/Daniel_Odier.jpg

Intuizioni per la meditazione. "Non esistono né impurità, né purificazione, né divinità esterna a sé, né pratica, né rituale e non vi è nulla da raggiungere che sia separato da noi. La coscienza è la totalità, la totalità è la coscienza". [...] Improvvisamente non c'è più intercessore, non c'è più distanza, non c'è più separazione. Si tratta allora di liberare la coscienza dalle opacità che ci fanno credere di essere un'entità [...] indegna.
Il risultato è un rilassamento totale del corpo e della mente [...].

È la via laica per eccellenza. Vogliamo semplicemente l'indipendenza, l'armonia, il godere continuamente e profondamente del mondo [...].

La nostra paura principale, la paura della dissoluzione, di non essere nulla, ci impedisce semplicemente di comprendere che quando pensiamo di essere una cosa in particolare, quindi isolati, non siamo che quella cosa e perdiamo tutto il resto. Accettando di non essere nulla, guadagniamo il mondo. Questo ragionamento logico è la chiave [...] del ruolo creativo del desiderio e delle passioni, considerati i corrieri più veloci che, attraverso la sensorialità, ci conducono al Sé. [...]

Il piacere è una componente fondamentale della pratica [...], perché appena proviamo piacere nella presenza, abbiamo una tendenza naturale a ritornarvi. A questo punto non si tratta più di una pratica, ma di un modo di gustare più pienamente la vita e la sensorialità ed è la base di qualsiasi altra pratica. [...]

Da dove ci viene l'intuizione di una possibile identità tra noi ed il mondo? Nessuno ce l'ha suggerita [...]. Perché ci ostiniamo a pensare che questa unione sia possibile? Molto semplicemente perché ne abbiamo fatto l'esperienza diretta, intima e questa certezza è inalienabile. Abbiamo vissuto questa esperienza ben prima di essere condizionati.
Da neonati, durante le prime settimane di vita, non ci sentiamo separati né dalla madre né da ciò che ci circonda, siamo nell'unità indifferenziata. Questi momenti sono probabilmente i più sconcertanti e forti della nostra vita. Nessuna sensazione successiva riuscirà mai a far passare questa esperienza in secondo piano. È come incisa in noi, qualsiasi sia il cammino che seguiamo. Questa sensazione a volte riemerge inaspettatamente e ci ricorda per tutta la nostra vita che abbiamo la possibilità di comunicare nuovamente con lei.
Freud la chiamava «la sensazione oceanica»: «La sola presenza di questa sensazione oceanica ci autorizzerebbe a dichiararci religiosi, pur ripudiando tutte le credenze e le illusioni» (da Il disagio della civiltà e altri saggi).
Questa sensazione di unità [...] sembra essere la nostra prima esperienza di esseri umani. [...] È alla base dell'esperienza dell'essere [...].

Quando l'ego si sviluppa, molto pInserisci linkresto, ben prima della comparsa del linguaggio, con esso appare la sensazione di separazione, che l'impostazione della nostra cultura non fa che accelerare. Dobbiamo distinguerci, dobbiamo accogliere le sfide, mostrarci brillanti, intelligenti, efficaci e tutto questo non può accadere senza un'inflazione dell'ego. Allora, come mai una volta adempiute tutte queste funzioni con successo sentiamo ancora quella nostalgia dell'unità? Semplicemente perché è la nostra natura essenziale e non possiamo dimenticarla" (pp. 37-51).

(Tratto da "Desideri, passioni e spiritualità" di Daniel Odier, il più noto esponente vivente in Europa della via kashmira)

Fonte:http://www.meditare.net/consapevolezza/identita-tra-noi-ed-il-mondo-daniel-odier

Presenti al presente

http://www.orienteoccidente.it/images/eventi/testate/ObermaierFuturoPresente.jpg

In molti, in troppi, considerano la meditazione come l'esecuzione "forzata" di un determinato esercizio, fino a raggiungere un particolare stato di coscienza. Ma tutto ciò è degno, al massimo, di qualche bravo fachiro. Se un individuo si esercitasse nella pratica fisica di uno sport, diciamo settimana dopo settimana, tutti i giorni senza tregua, che risultato otterrebbe? Quello di sfiancarsi e poi debilitarsi.

Rivolgere l'attenzione al proprio corpo (respiro) un'ora al giorno è più che sufficiente purché si consideri come un allenamento senza fini immediati. Questo training rigenera. I motivi sono tanti, ma in questo articolo evidenzieremo soprattutto i benefici della presenza di spirito ...

Presenti al presente

La meditazione non è una tecnica. Le tecniche servono solo a trastullarsi sino a quando non avremo realizzato – esperito esistenzialmente e non solo intellettualmente – che nulla riuscirà mai ad aiutarci se non la nostra capacità di rilassarci e renderci disponibili.
Vorrei sottolineare l'aspetto gioioso, brioso, spensierato, festoso, con cui ci si dovrebbe avvicinare al pianeta meditazione. La meditazione andrebbe considerata come una pausa di relax e non un affare che implica seriosità (la serietà serve sempre).

Lo scopo della meditazione non è fermare il pensiero, bensì di astenersi, temporaneamente, dall'immaginare. Naturalmente ciò non vale quando occorre progettare, ideare, creare, elaborare, concepire, ecc. Quando non sei impegnato in tali attività dovresti, soltanto, evitare di verbalizzare. Cioè evita di attribuire agli eventuali oggetti che osservi ed in cui t'imbatti il loro nome. Ad esempio, stamane quando hai intravisto il cielo che da grigio diveniva via via più azzurro (azzurro si fa per dire), hai semplicemente osservato le circostanze senza dire: ecco il cielo, ecco il grigio plumbeo, ecco il grigio tenue, .... , ecco l'azzurro, ecco mi sto sentendo così o cosà, ecc. Hai osservato, hai sentito di essere, percepito l'essenza, ecc.

Astenersi dall'immaginare andrebbe inteso in questo senso: quando si agisce ci si limita a rimanere con le cose così come sono, senza identificarsi eccessivamente o proiettare significati che non hanno; quando non si agisce bisognerebbe esser presenti a se stessi in modo da non lasciarsi sedurre dal costruire futili castelli in aria (tranne, come abbiamo già detto, il caso in cui si stia progettando qualcosa di concreto), ma riposare "senza scegliere".

Approcci meditativi

Apparentemente esisterebbero due approcci meditativi.

Il primo, cominciare con un'osservazione distaccata di tutto ciò che si presenta, esattamente così com'è. Si parte, ad esempio dal respiro, ma pure da qualunque altro fenomeno; lo si osserva, ma se per caso l'attenzione si rivolge ad altro allora nulla d'irrimediabile, non appena ci s'avvede della disattenzione si ritorna all'oggetto d'indagine iniziale. Ho parlato del respiro, ma il criterio vale altrettanto con altri metodi.

Il secondo, diventare tutt'uno con la cosa osservata, l'oggetto, l'evento, sino al punto in cui non subentri, e senza che sia stato per nulla richiamato preventivamente in gioco, lo spettatore per eccellenza, il sé testimone. Questo è, ad esempio, il caso delle meditazioni dinamiche in cui il relax sopravviene solo dopo che si sia raggiunto un certo impegno applicativo. Più in generale, il rilassamento si verifica come coronamento del proprio sforzo di vigilanza. In altre parole non ci si può rilassare davvero se prima non ci si sia relativamente applicati. Il relax comporta un riavvicinamento spontaneo, e non forzato, a se stessi.

In un modo o nell'altro, sia che preghi, o siedi (zazen) senza far nulla, cioè fluendo con l'esistenza e osservando con distacco senza praticare apparentemente alcun metodo, sia che ti adoperi perché intuisci che v'è un quid da conoscere ed esplorare, il risultato sarà sempre identico. Accadrà senza che tu l'abbia voluto, soprattutto quando avrai smesso di desiderarlo. Non puoi partire con la pretesa di farlo tuo, di afferrarlo, altrimenti lo mancheresti. Ti astieni da un metodo, ma in effetti stai praticando il non-metodo. Ti applichi, ma ti sovvieni che finché ci sarai tu a sforzarti l'esistenza si dimostrerà riluttante. Che fare?

Nulla, ciò che conta è essere presenti a se stessi nel momento in cui compi una determinata azione, essere qui e ora, ma con distacco, senza cercare di assimilare mnemonicamente il sia pur incantevole flusso delle circostanze ...

L'esercizio è l'osservazione, che potremmo rivolgere alla postura o al respiro, come a tutto ciò che subentra, anche temporaneamente nel campo di coscienza. Un'osservazione sincera conduce immancabilmente a creare una distanza tra l'osservatore e la cosa osservata. Tuttavia se persisti tale distanza si annulla. Verrà il momento in cui non ci sarà differenza tra colui che osserva e un'eventuale oggetto. Un altro punto importante è non fissarti rigidamente su di un solo oggetto, ma lasciare che la mente sia spontanea. Nessuna costrizione, un po' più di fiducia ed il meglio prevarrà comunque. E se la mente intende svolazzare di continuo, ben venga. Prima o poi si stancherà e convergerà su qualcosa, oppure persino direttamente su se stessa.

Il mio modo di osservare non è una tecnica, mi sembra quasi un'arte. La mia qualità di osservazione non è più come agli esordi. Personalmente ne ho ricavato innanzitutto una certa calma, ... E' il massimo cui aspiravo. Quando sento parlare di risveglio e illuminazione sono perplesso e li intendo in senso lato, cioè come descrizioni simboliche di sensazioni poco esprimibili, affatto rappresentabili, ...

Riflessioni

La meditazione, intesa come metodo, non è una panacea universale adatta a qualunque tipo d'individuo. Io l'ho trovata soddisfacente perché mi ha permesso di raggiungere un buon equilibrio senza sforzi e autoimposizioni eccessive. Ho cercato il discernimento prestando maggiore attenzione e tentando di diventare, nei limiti del possibile, più consapevole. Ho provato a capire ... Ma dapprincipio non è stato affatto bello. Infatti mi sono reso conto ben presto della terribile ipocrisia imperante, dei condizionamenti continui per rimaner sottomessi agli innumerevoli interessi precostituiti.

La meditazione mi sembra una possibile risposta globale alla pseudo-spiritualità plurisecolare e violenta che ha imperversato per millenni. I frutti che ho riscontrato nel mio intimo sono stati, innanzitutto, pacificazione interiore, rispetto e compassione per gli esseri viventi, maggiore tolleranza, amorevolezza, propositi costruttivi e tendenza all'operosità concreta.

Quindi, se da una parte ho smesso di credere alle favole, dall'altra ho scoperto che la vita stessa è una favola ben degna d'esser vissuta al meglio delle proprie possibilità. Ho scoperto che il vero valore sono le risorse interiori e non le prediche melliflue di chi, in effetti, ti vuol possedere per abbindolarti dichiarando, invece, di volerti salvare. Ho scoperto che non abbiamo nessun peccato originale, ma che l'origine di tutti i peccati consiste nella menzogna.

Epilogo

Comincia a rammentare che non sei tu a dover meditare, ma dovresti attendere che la meditazione accada. In genere facciamo il possibile per predisporci affinché un certo evento si verifichi, ma il seguito dovrà venir da sé. Se avrai la giusta pazienza .... quindi non è questione di tecnica, ma di saper attendere con diligenza qualcosa che potrebbe non succedere mai ... è un rischio, potresti perdere il tuo tempo, gettarlo alle ortiche ... non sarebbe meglio una salutare passeggiata tra il fatidico smog di qualche insalubre italico contrado?

nick.salius

Fonte:http://www.meditare.it/meditazione/presenti_al_presente.htm

Aforismi di Sebastiano B. Brocchi

sulla via dei Filosofi Ermetici (VI parte)


Gli uomini lavano i loro panni
sapendo che, con il tempo,
questi perdono il loro profumo
e la bellezza dei loro colori;
e quando lavarli non basta,
ne comprano di nuovi.
Non vale forse lo stesso
per le idee, i pensieri e le opinioni?
Non necessita, la nostra mente,
di essere lavata e sciacquata
di tanto in tanto,
dai suoi vecchi concetti?
E quando lavare non basta,
non è forse il momento
di acquisire una mente nuova?



Mangeresti l’impasto del pane,
prima ch’esso sia cotto al forno?
Chiameresti pane quell’impasto,
prima che il calore del fuoco
l’abbia trasformato?
Perché, dunque, giudichi l’uomo
quand’egli è ancora crudo?
Per ognuno viene il tempo
del perfetto compimento.



Lega, l’amore,
persone di sessi diversi o uguali,
di età diverse o uguali,
dai caratteri simili o dissimili,
unite da parentela o straniere,
e nasce
per una persona, un animale, un albero,
un fiore, una pietra, un luogo, un cielo,
un’immagine, un colore,
una melodia, una voce o un silenzio.
Di che ti meravigli?
Cosa credi che tenga unito
ogni atomo di questo universo?



Come un uomo il quale, entrato in un teatro
a metà della rappresentazione,
lo lasciasse, dopo appena pochi istanti,
convinto di essersi fatto un’idea sufficiente
dello spettacolo;
così è l’uomo che giudica le opere di Dio.



Dice l’Alchimista
che ha ottenuto il suo elisir:
“Pensavo di trovare il segreto
per vivere in eterno;
invece ho trovato il segreto
dell’eternità che vive in me!”.



Ciò che vuoi ti preme avere,
ciò che non vuoi ti è indifferente.
Ricorda, però,
ciò che vuoi, di volerlo hai scelto tu,
se non l’ottieni, non prendertela con altri!



Non fare della tua fantasia
un mezzo per evadere dalla realtà.
Sarà la realtà, allora,
ad insegnare alla tua fantasia!



Matematico, dell’universo puoi contare tutto,
ma non la fantasia e l’amore.
Numeri sono i colori, e la tela, e il pennello,
ma ti manca di conoscere l’artista, e il suo estro,
poiché da solo, il quadro non si dipinge!

Aforismi di Sebastiano B. Brocchi

sulla via dei Filosofi Ermetici (V parte)



Anche la fantasia necessita un lavoro
di progressiva affinazione.
Quando essa trae origine dall’io,
le sue mete riguardano l’accrescimento del sé,
i suoi prodotti riguardano la sfera personale,
e presto si trasformano nel dramma
dell’impotenza di trasformare l’immaginazione
in realtà.
Quando la fantasia, al contrario, nasce dall’alto,
la sua meta è la creatività pura,
il suo prodotto è l’arte,
e presto si trasforma nella capacità di arricchire
la realtà con immaginazione.



A tutti noi è dato il senso critico
come il martello al carpentiere.
Usato con delicatezza, costruisce.
Usato senza delicatezza, distrugge.
I chiodi, sono i giudizi che diamo.



Il senso critico è come la fune
per l’equilibrista.
Se ci si affretta,
o ci si mette troppa enfasi,
è facilissimo perdere l’equilibrio.



Criticare gli altri è giusto,
criticare noi stessi è necessario.
Tuttavia, per criticare è necessario
saper apprezzare. Ma quanti,
tra coloro che criticano,
sanno anche apprezzare?



Saper apprezzare,
e con ciò intendo non soltanto
apprezzare ciò che tutti apprezzano,
ma anche e soprattutto,
quelle cose che pochi o nessuno
sanno apprezzare;
è ciò che rende fertile
il cuore e l’anima di un uomo.



L’incapacità di apprezzare,
da sola,
può portare la più completa
aridità e desolazione
nell’animo di una persona.



La capacità di apprezzare,
di cogliere il valore di una cosa
dall’apparenza misera e insignificante,
è un tesoro sepolto molto in profondità
tra le capacità dell’animo umano.
Bisogna scavare molto e con impegno,
per trovarla e imparare a praticarla.



Che grande cosa
riuscire a criticare apprezzando!
Significa: gioire dell’aver colto
il valore imprescindibile di una cosa,
la sua preziosa unicità,
e, ciononostante,
intuire come potrebbe essere
ulteriormente migliorata!



L’uomo critica o apprezza
tutto ciò che percepisce attraverso i sensi.
Un’opera d’arte, un profumo, uno spettacolo,
un piatto, un discorso, ma soprattutto le altre persone.
Questa è soltanto una lunga strada per prepararci
a guardare ciò che abbiamo dentro e non passa
attraverso i nostri sensi.
Quando inizieremo a giudicare noi stessi,
criticandoci e apprezzandoci,
come fossimo un’opera d’arte, un profumo, uno spettacolo,
un piatto, un discorso, o un’altra persona,
destineremo molti meno giudizi
a quel che accade all’esterno…



Così come un genitore non può essere
né troppo severo né troppo permissivo
nei confronti dei suoi figli,
così attraverso critica e apprezzamento di sé,
ogni uomo dovrà poco a poco,
diventare genitore e figlio di sé stesso.