Amore-Riflessioni di J.Krishnamurti

Riflessioni di J.Krishnamurti

Cos’è l’amore? La parola è talmente falsata e contaminata che non mi va granché di usarla.

Tutti parlano di amore -- ogni rivista e ogni giornale, ogni missionario parla incessantemente di amore. Amo il mio paese, il mio re, qualche libro, quella montagna, il piacere, mia moglie, Dio.

L’amore è una idea? Se lo è può essere coltivata, nutrita, accarezzata, comandata a bacchetta, alterata come volete. Quando dite di amare Dio cosa significa? Significa che amate una proiezione della vostra immagine, una proiezione di voi stessi sotto certe spoglie di rispettabilità secondo quello che credete sia nobile e santo. [...]

L’amore può essere l’ultima soluzione a tutte le difficoltà, i problemi e le pene dell’uomo, dunque come faremo a scoprire cos’è l’amore? Limitandoci a definirlo?

La chiesa lo ha definito in un modo, la società in un altro, e c’è una gran quantità di deviazioni e di interpretazioni sbagliate. Adorare qualcuno, dormirci insieme, lo scambio emotivo, l’amicizia -- è questo quello che intendiamo per amore? [...]

L’amore può essere diviso in sacro e profano, umano e divino, o c’è solamente amore? L’amore appartiene a uno e non a molti? Se dico, “Ti amo“, esclude forse ciò l’amore dell’altro? L’amore è personale o impersonale? Morale o immorale? E’ qualcosa di intimo o no? Se amate l’umanità potete amare il particolare? L’amore e un sentimento? E’ una emozione? E’ piacere e desiderio? Tutte queste domande indicano -- non è vero? -- che abbiamo delle idee sull’amore, idee su ciò che dovrebbe e non dovrebbe essere; un modello o un codice maturato nella cultura in cui viviamo. Così per approfondire la questione di cosa sia l’amore dobbiamo come prima cosa liberarci dalle incrostazioni dei secoli, mettere da parte tutti gli ideali e le ideologie su ciò che dovrebbe o non dovrebbe essere.

Dividere qualsiasi cosa in quello che dovrebbe essere e in ciò che è, è il modo più ingannevole di vivere. Dunque, come farò a scoprire cos’è questa fiamma che chiamiamo amore -- non per esprimerlo a qualcun altro ma per sapere cosa esso sia in se stesso?

Come prima cosa devo respingere quello che la chiesa, la società, i miei genitori e amici, quello che ogni persona e ogni libro ha detto su di esso, perché voglio scoprire da solo cosa è. [...] Il governo dice: “Va’ e uccidi per amore del tuo paese“. È amore questo? La religione dice: “Dimentica il sesso per amore di Dio”. E’ amore questo? L’amore è desiderio? Non dite di no. Per la maggior parte di noi lo è -- desiderio e piacere, il piacere che è derivato dai sensi, dalla attrazione sessuale e dalla soddisfazione. Non sono contrario al sesso, ma cercate di vedere cosa in esso sia implicato. Quello che il sesso vi dà momentaneamente è il totale abbandono di voi stessi, poi finite per ritornate alla vostra confusione e così volete ripetere e ripetere quello stato in cui non c’è preoccupazione, problema, io. [...]

L’appartenere a un altro, l’essere psicologicamente nutrito da un altro, dipendere da un altro -- in tutto ciò deve esserci sempre ansietà, paura, gelosia, colpa, e finché c’è paura non c’è amore; una mente oppressa dal dolore non saprà mai cos’è l’amore; il sentimentalismo e l’emotività non hanno assolutamente niente a che fare con l’amore. E così l’amore non ha niente a che fare con il piacere e il desiderio. L’amore non è un prodotto del pensiero che è il passato.

Il pensiero non può assolutamente coltivare l’amore. L’amore non è limitato o intrappolato dalla gelosia poiché la gelosia appartiene al passato. L’amore è sempre attivo presente. Non è “Amerò” oppure “Ho amato“. Se conoscete l’amore non seguirete nessuno, l’amore non obbedisce. Quando amate non c’è rispetto né irriverenza. Non sapete cosa realmente vuol dire amare qualcuno -- amare senza odio, senza gelosia, senza rabbia, senza volere interferire con quello che l’altro fa o pensa, senza condannare, senza far paragoni -- non sapete cosa vuol dire? Dove c’è amore c’è paragone? Quando amate qualcuno con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutto il corpo con tutto il vostro essere c’è paragone? Quando vi abbandonate completamente a quell’amore allora non c’è l’altro.

Forse che l’amore ha delle responsabilità e dei doveri e ne fa uso? Quando fate qualcosa al di fuori del dovere, c’è amore? Nel dovere non c’è amore. La struttura del dovere in cui l’essere umano è intrappolato lo va distruggendo. Finché sarete costretti a fare qualcosa perché è vostro dovere non amerete quello che fate. Quando c’è amore non c’è dovere o responsabilità. [...]

Se ci fate caso potete vedere che tutto ciò accade dentro di voi, potete vederlo con pienezza, completamente, in uno sguardo, senza sprecare tempo a farci su delle analisi. Potete vedere in un momento l’intera struttura e natura di questa piccola cosa senza valore chiamata “io“, le mie lacrime, la mia famiglia, la mia nazione, la mia fede, la mia religione -- tutte queste brutture sono dentro di voi.

Quando ve ne renderete conto con il cuore non con la mente, quando ve ne renderete conto dal più profondo del cuore, allora avrete la chiave che potrà mettere fine al dolore. [...]

Quando chiedete cos’è l’amore, potreste essere troppo spaventati per vedere la risposta. Essa potrebbe significare un cambiamento radicale; potrebbe frantumare la famiglia; potreste scoprire di non amare vostra moglie o vostro marito o i vostri bambini -- no? -- potreste dover distruggere la casa che avete costruito, potreste non tornare più al tempio. Ma se volete ancora scoprirlo, vedrete che la paura non è amore, che dipendere non è amore, la gelosia non è amore, la possessività e il desiderio di dominare non sono amore, la responsabilità e il dovere non sono amore, l’autocommiserazione non è amore, l’angoscia di non essere amato non è amore, amore non è l’opposto di odio più di quanto umiltà non sia l’opposto di vanità. [...]

E così siamo arrivati al punto: può la mente incontrare l’amore senza bisogno di disciplina, pensiero, sforzo, senza alcun libro o maestro o guida -- incontrarlo come si incontra un bel tramonto? [...] Una mente che ricerca non è una mente appassionata e incontrare l’amore senza cercare è l’unico modo per trovarlo -- incontrarlo ignari, e non come risultato di uno sforzo o di una esperienza. Questo amore, scoprirete non appartiene al tempo; questo amore è sia personale che impersonale, appartiene sia ad uno che a molti. Come per un fiore profumato che voi potete odorare o trascurare. Quel fiore è lì per chiunque, anche per colui che si prende la pena di odorarlo profondamente e di guardarlo con piacere. Sia egli molto vicino nel giardino o molto lontano, per il fiore è la stessa cosa, essendo ricco di quel profumo lo distribuisce a tutti.

L’amore è qualcosa di nuovo, fresco, vivo. Non ha ieri né domani. E’ al di là della confusione del pensiero. Solo la mente innocente sa cosa sia l’amore, e la mente innocente può vivere nel mondo che innocente non è. E’ possibile scoprire questa cosa straordinaria che l’uomo ha cercato eternamente, nel sacrificio, nell’adorazione, nel rapporto, nel sesso, in ogni forma di piacere e di dolore, solamente quando il pensiero arriva a comprendere se stesso e giunge naturalmente a fine. [...] Potete leggere queste parole ipnotizzati e incantati, ma andare al di là del pensiero e del tempo realmente -- cioè andare al di là del dolore -- vuol dire essere consapevoli che c’è un’altra dimensione chiamata amore. Ma non sapete come raggiungere questa straordinaria sorgente -- cosa fate dunque? Se non sapete che fare, non fate niente, non è vero? Assolutamente niente. Allora intimamente voi siete nel più completo silenzio. Capite cosa vuoi dire? Vuol dire che non cercate non volete, non andate a caccia di qualcosa; non c’è assolutamente un centro. Allora c’è amore.

Fonte: http://riflessionisullamore.blogspot.com

MANDUKYA UPANISHAD

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OM. Questo mondo eterno è tutto: ciò che era, ciò che è e ciò che sarà, e ciò che è al di là nell'eternità. Tutto è OM.

Il Brahman è tutto e l'Atman è Brahman. L'Atman, il Sé, ha quattro stati o condizioni.

Il primo è la vita nello stato di veglia della coscienza che si muove verso l'esterno, che gode dei sette elementi grossolani esteriori.

Il secondo è la vita nello stato di sogno della coscienza che si muove all'interno, godendo dei sette elementi sottili interiori nella sua stessa luce e solitudine.

Il terzo è la vita nello stato di sonno della coscienza silenziosa dove la persona non ha desideri né sogni. Questa condizione di sonno profondo è quella di unità, un ammasso di coscienza silenziosa fatta di pace e che gode della pace.

Questa coscienza silenziosa è onnipotente, onnisciente, il sovrano interiore, la sorgente di tutto, l'inizio e la fine di tutti gli esseri.

Il quarto stato è quello dell'Atman nel suo stato più puro: la vita risvegliata della coscienza suprema. Non è né coscienza esteriore né coscienza interiore, né semi-coscienza, né coscienza di sonno, né coscienza e neppure incoscienza. E' l'Atman, lo stesso Spirito, che non può esser visto o toccato, che è al di sopra di ogni distinzione, al di là del pensiero e ineffabile. L'unione con lui è la prova suprema della sua realtà. E' la fine dell'evoluzione e della non-dualità. E' pace e amore.

Questo Atman è la Parola eterna OM. E' composto da tre suoni: A, U, e M, che sono i primi tre stati di coscienza, e questi tre stati sono i tre suoni.

Il primo suono, A, è il primo stato, della coscienza di veglia, comune a tutti gli uomini. Lo si trova nelle parole Apti, 'conseguire', e Adimatvam, 'esser primo'. Colui che conosce questo ottiene in verità la realizzazione di tutti i suoi desideri, e primeggia in tutte le cose.

Il secondo suono, U, è il secondo stato, della coscienza del sogno. Lo si ritrova nelle parole Utkarsha, 'che si eleva', e Ubhayatvam, 'entrambi'. Colui che conosce questo accresce la tradizione della conoscenza e ottiene equilibrio. Nella sua famiglia non nascerà mai qualcuno che non conosca il Brahman.

Il terzo suono, M, è il terzo stato, della coscienza del sonno. Lo si ritrova nelle parole Miti, 'misura', e nella radice Mi, 'finire', che dà luogo ad Apiti, 'il fine ultimo'. Colui che conosce questo misura tutto con la mente e ottiene il Fine ultimo.

La parola OM come suono unico è il quarto stato della coscienza suprema. E' al di là dei sensi ed è la fine dell'evoluzione. E' non dualità e amore. Va con il suo sé verso il supremo Sé colui che conosce questo, colui che conosce questo.


Commento

Om è il suono, la vibrazione dell'Infinito, dell'Essere Totale, chiamato Brahman, come Essere Cosmico, e, nell'individuo singolo, chiamato Atman. In realtà non c'è alcuna differenza tra il Brahman e l'Atman. E' solo nell'illusione della manifestazione del cosmo che il Brahman, il Tutto, appare come tante individualità, e in ogni individualità Egli continua a vivere come Tutto, Infinito. L'Infinito Brahman è presente in ogni individuo e in ogni particella dell'universo (dove viene chiamato Atman, o anima). Proprio come l'oceano è acqua dappertutto, quell'acqua che forma l'onda individuale (che continua a rimanere oceano) può essere chiamata, per l'appunto, "onda".

Om è composto da A, U, M.

A è il primo stato di coscienza, quello della veglia, che tutti conosciamo bene (anche se non lo viviamo in piena consapevolezza). E' lo stato in cui la coscienza si proietta completamente all'esterno (anche se "esterno" e "interno" sono solo realtà illusorie rispetto all'Infinito, che non ha né esterno né interno), e gode dei piaceri dei sensi e della realtà più grossolana e manifesta.

U è il secondo stato di coscienza, quello del sogno. In esso la coscienza si proietta all'interno, nel mondo mentale e interiore, un mondo molto più fluido e dinamico rispetto a quello esteriore della materia compatta.

M è il terzo stato di coscienza, quello del sonno profondo. In esso la coscienza permane in uno stato di silenzio e di inerzia. E' il mondo della pura potenzialità, dove tutto è possibile e realizzabile. E' il substrato dell'intero universo.

Le lettere A, U, ed M, se pronunciate insieme e in modo continuativo, diventano un unico suono: "OMMMM".

OM è il Brahman, l'Essere Infinito, che dimora nel profondo di noi e di tutto l'universo. In realtà OM è l'unica realtà esistente, e tutto l'universo è soltanto apparenza e illusione.

L'unica realtà è l'Infinito, Pura Coscienza di Beatitudine, tutto il resto non è reale, è come un grande miraggio, un sogno di Dio che si finge finito, limitato e mortale.

Quando si realizza l'OM, cioé l'Infinito, si realizza lo scopo della nostra esistenza. Allora viviamo eternamente in uno stato di totale appagamento. In realtà già da ora siamo in questo stato, e lo eravamo prima e lo saremo per sempre in eterno, soltanto non ne siamo consapevoli. Quando la nostra consapevolezza si risveglia e realizziamo di essere l'Unico Dio, Infinito ed Eterno, allora cesserà ogni sofferenza e paura, allora ci fonderemo in Dio, l'unica vera realtà.

OM è al di là dei sensi e di ogni dualità, non è né essere né non essere, "è" e basta,... nulla può definirlo né delimitarlo. L'unico modo di conoscere l'OM, il Brahman, è di diventare noi stessi Brahman, Dio.

OM è l'oceano della Coscienza Suprema, non c'è nulla all'infuori di Lui.

Fonte:http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/mandukya.htm

Cambiare il mondo

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Rimettere a posto il mondo

C'era una volta un padre che era continuamente disturbato nel lavoro dal proprio bambino. Per salvarsi, prese dal vecchio atlante un foglio dove c'era tutto il mondo con gli stati e le città, lo fece in piccoli pezzi che consegnò al figlioletto perché li rimettesse a posto.
"Ci metterà molto tempo", pensò. Ma dopo poco tempo, il piccolo tornò con il mondo messo insieme perfettamente!
"Come hai fatto così in fretta?" "Semplice, papà: sul rovescio era disegnato un uomo, ho messo in ordine prima quello e il mondo è andato a posto da se".


Cambia il mondo cambiando me

Il sufi Bayazid dice di se stesso:
Quand'ero giovane ero un rivoluzionario e tutte le mie preghiere a Dio erano: "Signore, dammi la forza di cambiare il mondo!".
Quand'ero vicino alla mezza età e mi resi conto che metà della vita era passata senza che avessi cambiato una sola anima, cambiai la mia preghiera in: "Signore, dammi la grazia di cambiare tutti quelli che sono in contatto con me. Solo la mia famiglia e i miei amici e sarò contento".
Ora che sono vecchio e i miei giorni sono contati, comincio a capire quanto sono stato sciocco. La mia sola preghiera ora è: "Signore, fammi la grazia di cambiare me stesso". Se avessi pregato per questo fin dall'inizio non avrei sprecato la mia vita.

Tutti pensano di cambiare l'umanità. Quasi nessuno pensa di cambiare se stesso.

(Antony de Mello, Il Canto degli Uccelli, ed. Paoline)

Fonte:http://www.scuoladimeditazione.eu/

La felicita' nascosta - Lama Ghendun Rimpoche

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La felicità non può essere trovata
attraverso un grande sforzo e volontà
ma è già presente, nel rilassamento e nel lasciare andare.

Non sforzarti;
non c’è niente da fare.
Qualunque cosa sorga nella mente
non ha nessuna reale importanza,
perché non ha una qualsivoglia realtà.

Non attaccarti a essa;
non identificarti con essa
e non giudicarla.

Lascia che l’intero gioco accada da sé
balzando in alto e ricadendo come onde
senza cambiare o manipolare alcunché
e ogni cosa svanisce e riappare, magicamente, senza fine.

Solo la nostra ricerca della felicità
ci impedisce di vederla.
È come un arcobaleno che insegui
senza mai riuscire a raggiungerlo.

Quantunque non esista,
è sempre stato là
e ti accompagna in ogni istante.

Non credere nella realtà
di esperienze buone e cattive;
esse sono come l’arcobaleno nel cielo.

Volendo afferrare l’inafferrabile,
ti stanchi inutilmente.

Non appena apri e rilassi questa presa
ecco uno spazio aperto, invitante e confortevole.

Perciò usa questa spaziosità,
questa libertà e agio naturali.

Non cercare più oltre.

Non andare nella fitta giungla
in cerca del grande elefante
che è già quietamente a casa.

Non c’è niente da fare,
niente da forzare,
niente da volere
e ogni cosa accade da sé.

(Lama Ghendun Rimpoche)

Fonte:http://www.meditare.net/buddhismo/la-felicita-nascosta-lama-ghendun-rimpoche

FELICITA' SUPREMA E FELICITA'

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Ambita da tutti, nessuno escluso, nemmeno da chi produce sofferenza, sintomo di ricerca erronea di Appagamento. La ricerca della Felicità Suprema senza tempo e della felicità nel tempo è la sostanza del percorso spirituale vero. Alcuni La assaporano brevemente, rari la divengono integralmente. La Felicità Suprema è l’Uno Reale, l’Identità Reale: Dio. In Realtà ognUno Sussiste come Felicità Suprema. Non in veste di individuo, ma in quella di Realtà. La felicità temporale è meno che meno di una goccia rispetto all’Oceano di quella Suprema, che Sussiste incomparabile: Dio è Reale, l’individuo irReale. La felicità manifesta può apparire infinita, ma è sempre finita. Nasce e muore nell’individuo, con lui. Quella Nonmanifesta ignora inizio-fine.

Felicità è vuoto mentale totalmente pieno di Amore/Appagamento/Pace: tre modi diversi di definire la consapevolezza in salute, Naturale. La Felicità Suprema è la Beatitudine della Realtà.

Felicità! Sempre uguale a se stessa. La felicità mutevole non è felicità. È afflizione anche quando c’è gioia vera, estasi: primo grado di distorsione della felicità. Felicità è Naturalezza, eppure molti sono aggrappati all’alterazione infelicità. Afflizione: per molti punto di sostegno vitale, per sentirsi vivi pur sopprimendo la vita, per altri stampella morale, pulpito dal quale predicare magari amore per Dio, probabilmente ignari che la sofferenza rende impossibile l’Amare.

Cerchi la felicità?! Allora, perché te la fai sfuggire proprio ora-qui? Non è né futura né passata, non viene e non se ne va. È sempre adesso, estranea alla tripartizione del tempo, pressoché mai gustata nella sua interezza. Come potresti trovarla cercando di raggiungerla domani o più in là?! La felicità è piena consapevolezza dell’Attimo presente e del Sempre Presente (Dio). Futuro e passato sono solamente frutti momentanei del presente che immagina un tempo diverso da sé. Cercandola nel (presunto) dopo ti impedisci di coglierla adesso. Rincorrendola puoi soltanto immaginarla, mai sperimentarla pienamente, esserla integralmente. Pensarla prima è come immaginarla dopo.

La Felicità Suprema è l’Oltre il tempo, la Sorgente Imperitura del perituro: non è stata, non è e non sarà - Sussiste incomprensibile alla logica del presente e del susseguirsi di momenti che rende la sensazione del passare del tempo.

La felicità è sempre uniforme nella propria informità, non ha mai aspetto diverso da se stessa. Colma di sé, sempre vuota di diversità da sé, anche quando popolata da forme oggettuali. La consapevolezza compiutamente felice sperimenta forme vuote accadere in lei integralmente Amore. La felicità non è nelle piccole o grandi cose, è l’assenza di (attaccamento alle) cose. Cercandola nel mondo oggettuale non potrai trovarla, finché non ti fai trovare totalmente da lei, provandola completamente, essendola integralmente. Quando la sei, ti sperimenti come contenitore di tutto ciò che percepisci, pienamente consapevole che (come Dio) sei l’Origine di tutto il manifesto. La felicità è l’essenza della percezione di ognuno. Fa sì che permei completamente il campo esperienziale, sarai la felicità stessa.

Si può cercarla nel cosiddetto mondo esteriore, ma non si può trovarla. Come mai? Semplice: non esiste. La felicità? Ma no, il mondo esteriore. Come potrebbe essere tale, apparendo soltanto nella mente, essendone forma?! La ricerca vera della felicità dissolve l’immaginaria separazione del mondo in interiore-esteriore, donando vita alla consapevolezza unitaria che sa di sperimentare sempre se stessa.

Chi non è felicità può immaginare di essere felice, ma in confronto all’immensità dell’essere felicità è lo stesso triste. L’ “io” (identità immaginata) non può essere Felice. L’emergere della felicità è sinonimo di dissoluzione dell’ “io”. La felicità esclude “io” e la percezione di divisione me-non me. È propria soltanto dell’individuo integrale che sperimenta l’unità, pienamente conscio dell’Uno. La felicità non conosce altri. L’unità regna indiscussa nella felicità, Regno dei Cieli in terra.

La felicità è dell’individuo, è la consapevolezza che si sperimenta integralmente come felicità, ma più che essere la felicità di “qualcuno”, è essere felicità di per sé. Chi è felicità è vuoto di “sé”, non immagina particolarità, permeato com’è dal principio universale della felicità, uno ed eguale per tutti: felicità è pienezza del sé libero da ogni traccia di “sé”. Ogni singolo essere felicità è una diversa postazione percettiva della felicità, che saggia se stessa con eguale qualità in ogni sperimentatore, che facendo emergere la propria autenticità ha dissolto ogni idea riguardo alla propria presunta particolarità.

La felicità è la consapevolezza primaria: nitida percezione di esistere riconosciuta come Amore e limpida conoscenza di essere esente da pensieri, incontaminata sensazione di essere (puro io sono). Trascendendo l’appagamento sensoriale, emotivo e concettuale, ci si avvicina a rilucere interamente dello splendore della pura percezione di essere, a essere integralmente sostanza di ogni esperienza, emozione e conoscenza: Pace, Amore e pura Conoscenza di essere. Consapevolizzazione della percezione è maturazione della capacità di essere felicità, piena fioritura dell’essenza felicità nell’intera regione percettiva. Attaccamento, aspettative, emozioni diverse dall’Amore, elucubrare, immaginare di essere particolare e migliore di altri, scambiare l’irReale con il Reale e il falso per vero, pensare: io sono il corpo, le emozioni, i pensieri, sono nato e morirò… ecco cosa produrre per impedirle di permearti completamente, per impedirti di essere felicità.

Essere felicità è ritiro completo della consapevolezza (di sé) in sé, nel punto minimo in cui risiede il principio dell’io sono (biglietto senza ritorno della tratta esistenza individuale: concepimento-morte). Volgersi a divenire il puntino più piccolo contenente in sé l’universo intero, pur essendo vuoto mentale di per sé: questo è il cammino verso l’essere felicità. La felicità è la sostanza dell’universo: quando la consapevolezza è totalmente felicità, lo è anche il suo universo. Questione di qualità della percezione. Tanta è la potenza dell’enormemente piccolo e la sua influenza sull’apparentemente smisurato.

Essere felicità è il dono più grande da offrire a Dio, il riflesso più fedele dell’Eterno nello specchio del temporale. Nonostante Lui sia pienamente dissimile dalla felicità, oltre ogni paragone, lo spazio vuoto della felicità è lo specchio imperturbabile che meglio riflette Lui, il Senza Immagine.

Essere felicità è compassione infinita, è Amare il prossimo come se stessi conoscendolo non diverso o diviso da sé, senza alcuna presenza altrui. La sofferenza è la malattia base dell’umanità. La felicità è la miglior medicina collettiva.

Pensando alla felicità si può avvicinarla, non raggiungerla. È libertà dai concetti, ogni pensiero è di troppo, per la felicità, come lo è ogni emozione diversa dall’Amore. Non si può essere felicità a parole: l’appagamento concettuale è solamente un minuscolo segmento espressivo della felicità (può una goccia sostituire l’Oceano?!). L’aumento di sapere diverso dall’Amore aumenta l’incompatibilità con lei, che è conoscenza priva di pensieri.

Vuoi essere integralmente felicità? Riempire di sé tutto ciò che non le è d’ostacolo fa parte della sua natura. Svuotati da ciò che non è felicità: legami, identità immaginata, emozioni nocive, pensieri superflui… e spontaneamente emergerà travolgente. Cosa rimarrà poi? Allora non ci sarà poi, soltanto ora-qui, solo felicità. Diventare vuoti di “sé” equivale a riempirsi di felicità. Temi forse la felicità o l’assenza di ciò che non è felicità? La conosci veramente per averne paura? E poi, chi la teme? Non preoccuparti, la scomparsa del pauroso fa parte dello svuotamento di sé dal “sé”.

Svuotarsi del “sé”, divenire felicità, fa parte della ricerca della Reale Identità, ma non è sufficiente. Per seguitare a divenire veramente c’è bisogno dell’Estinzione (temporanea) del sé (nel Sé), la felicità temporale deve restare (momentaneamente) priva di sé, perché scioltasi nell’Atemporale. La Felicità di Dio non è dell’individuo, non è provabile dall’esistenza individuale: l’Esistenza Assoluta non conosce individualità, ne è l’Origine. Allora, dimenticati totalmente di te per far “emergere” l’impercettibile Te Felicità Suprema. Terminata la dimenticanza di sé, ritornata la percezione di sé, saprai che come individuo non potrai mai essere Sommamente Felice, perché lo sei già come Dio. Serbare ricordo (anche se felice) di sé è sempre sofferenza rispetto alla Felicità Suprema del Sé. La felicità temporale è la tua vera natura percettiva. Quella Atemporale è la Tua Natura Reale, la Reale Identità. Non di te individuo. Di Te Unica Realtà. La felicità è la soglia della Felicità Suprema. Sii felicità e smarrisciti in Quella Suprema: risorgendo dalla completa morte temporanea della percezione, rinascerai più immune al morbo dell’infelicità e portatore ancora più contaminante di felicità.

FONTE:http://www.andreapangos.it/felicita_essere_felici/felicita_spirituale.html

La lezione della farfalla

http://www.italiamerica.org/Farfalla%20bianca%5B1%5D..JPG

La crisalide

Un giorno, apparve un piccolo buco in una crisalide. Un uomo, che passava di lì per caso, si fermò ad osservare la farfalla che, per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco.

Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione. Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare niente altro.

Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo. La farfalla uscì immediatamente. Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento.

L’uomo continuò ad osservare, perché sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare.

Non successe nulla! E la farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate. Non fu mai capace di volare.

Ciò che quell'uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l'intenzione di aiutare non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinchè la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare. Era il modo in cui Dio la faceva crescere e sviluppare.


La farfalla

A volte, lo sforzo é esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra vita.
« Chiesi la forza... e Dio mi ha dato le difficoltà per farmi forte. Chiesi la Sapienza... e Dio mi ha dato problemi da risolvere. Chiesi l’amore... e Dio mi ha dato persone con problemi da poter aiutare. Non ho ricevuto niente di quello che chiesi... Però ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno. »

"Vivi la vita senza paura, affronta tutti gli ostacoli e dimostra che puoi superarli"

Fonte:meditare.net

Meditazioni per persone indaffarate

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Primo stadio: Lascia che la mente faccia le sue cose
Non cercare di fermare [la mente]. Per te è una cosa molto naturale; se cerchi di fermarla, potrai solo diventare matto.

Sarebbe come se un albero cercasse di fermare le foglie – impazzirebbe.

Queste foglie per te sono del tutto naturali. Sei una persona mentale. Se cerchi di diventare una persona di cuore, creerai tanti di quei problemi per te stesso, e senza alcuna ragione, perché c'è una strada che passa direttamente dalla testa. Non occorre che ti trasformi in una persona di cuore; sarebbe contro la tua natura.

Per essere completamente in armonia con la tua natura, per seguire la tua natura, ascoltala. Essere naturali vuol dire essere religiosi, ed essere assolutamente in armonia con la propria natura è tutto ciò che occorre. Quindi per prima cosa non cercare di arrestare i pensieri; vanno benissimo.

Secondo stadio: Celebra la mente che fa le sue cose!
Il solo non fermare la mente non sarà sufficiente — godila. Giocaci! È un gioco bellissimo. Se giochi con la mente, se ne trai piacere e la accogli dandole il benvenuto, ne diventerai anche più consapevole, più cosciente.

Comincia a godere del processo di pensiero. Osserva le varie sfumature: come si uniscono insieme, come una cosa ne conduce a un'altra, come si agganciano l'una all'altra. Quando osservi, è proprio un miracolo. Un pensiero piccolissimo può condurti fino a distanze inimmaginabili, anche se apparentemente non c'è una connessione.

Un cane abbaia e il tuo processo di pensiero viene innescato. Ora ti dimentichi del cane, ti ricordi di un amico che aveva un cane bellissimo. E così sei già partito! Ti dimentichi dell'amico e ti ricordi di sua moglie, che era così bella, e così vai avanti, ti ricordi di altre donne.... Dove andrai a finire, nessuno lo sa. Ed era iniziato tutto con l'abbaiare di un cane! Osserva le associazioni del pensiero - come i pensieri si legano insieme in una catena.

Vai avanti senza farti troppi problemi. La consapevolezza arriverà, ma in modo indiretto. Diventare consapevole non sarà uno sforzo. Quello che hai fatto è cercare di diventare consapevole. Ma allora la mente ti distrae e tu ti arrabbi con essa. Senti che è orrenda, che non smette mai di chiacchierare; vuoi essere silenzioso, ma lei non te lo permette. Quindi inizi a sentirti suo nemico, ma questo non va bene perché ti stai dividendo in due parti. Quando tu e la mente diventate due parti separate, nascono frizioni e conflitti.

Tutte queste frizioni sono un suicidio perché così sprechi la tua energia. Non abbiamo tanta energia da poterla sprecare nel conflitto con noi stessi. La stessa energia dev'essere usata per la gioia.

Lottare vuol dire autodistruggersi. Non ce n'è bisogno - ama! Tutta l'energia conflittuale va trasformata in energia d'amore. Godi la mente, e le cose cominceranno subito a cambiare.

OSHO

Fonte:http://www.osho.com/index.cfm

Sulla meditazione...

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I piani fisico, mentale, intellettuale e spirituale, devono essere ricondotti a un insieme armonico. La meditazione è la tecnica per trovare questa armonia. È la disciplina spirituale più elevata. Attraverso la meditazione si può incontrare l’esperienza della pace dentro e fuori di noi. Terminano i conflitti fra i desideri, le indecisioni sui compiti e lo stress nervoso. La mente è nella posizione di vedere la vita nel suo complesso. Ogni impegno si risolve con successo, poichè terminano le fluttuazioni mentali e la conseguente dispersione. E’ possibile perciò dirigere le proprie potenzialità, con una concentrazione che non incontri ostacoli.
Nessuno può mancare di osservare il risultato della concentrazione. I raggi del sole convergenti su un punto attraverso una lente focale bruciano la cosa su cui sono concentrati. Tutti coloro che hanno successo nelle professioni o nel sapere, lo devono alla capacità di concentrarsi su un solo punto. Occupare la mente in pensieri e problemi reca danno alla concentrazione e al rendimento. Una mente divisa ottiene risultati mediocri. Le Scritture hanno giustamente indicato che ogni uomo è un genio potenziale. La maggior parte di noi è in grado di utilizzare solo una parte insignificante delle potenzialità. Pertanto, le delusioni sono il nostro destino inevitabile. Abbiamo poteri illimitati che purtroppo non abbiamo imparato a conoscere e utilizzare. E’ una questione di ritrovare noi stessi.
Sotto la superficialità dei pensieri e dei comportamenti, resiste in noi la costante ricerca inconscia di un denominatore comune. Come un solo binario, su cui far scivolare tutti i diversi aspetti della nostra personalità senza problemi, rapidamente, e in perfetto equilibrio - per raggiungere l’esperienza della realtà.
La mente è sempre occupata da un oggetto o l’altro. Il flusso dei pensieri è incessante. Ovviamente, prima che la mente possa controllare se stessa e concentrarsi su qualcosa, deve essere coltivata. Nella meditazione la mente è condotta a ritirare la sua attenzione da tutti gli oggetti sensibili.
Con la pratica assidua la mente impara a pensare solo una cosa alla volta. La mente è davvero una forza da non sottovalutare, anzi potremmo considerarla invincibile. Dopo aver preso coscienza della propria vera natura, la mente non è più distirbata dai dolori passeggeri e dalle gioie effimere del mondo. La prosperità non la svaluta, l’avversità non la degrada. Proprio come le scoperte scientifiche di indistruttibilità della materia e dell’energia danno un nuovo significato agli oggetti, che sono una combinazione di entrambi, la realizzazione del Sat-Chit-Ananda da parte della mente-intelletto, attraverso la meditazione, schiude una nuova visione della vita e dei fenomeni del mondo, così che appaiono nella loro nudità, spogliati del loro potere di ingannare. Tutte le coperture si sollevano allo sguardo di una mente così stabilita nella pura coscienza, grazie la meditazione regolare. Spogliata di tutti i complessi, non sarà più assalita da dubbi e timori.

E che dire, dal punto di vista del mondo, cosa è necessario per giustificare la meditazione? La prova del budino è nell’assaggio. Iniziate la meditazione da ora in poi, e presto l’esperienza incomparabile dei doni che ricadranno su di voi, supererà la semplice logica.
Siate regolari. Siate sinceri. Siate puri. La meditazione non può mai fallire. Sarà sempre un successo.
La sincerità e la regolarità sono il segreto del successo nella meditazione. Il contatto con il guru e il costante studio delle scritture sono fattori che garantiscono il successo totale.

[Swami Chinmayananda]

Fonte:http://blog.visionaire.org/2009/12/sulla-meditazione/