IL RECUPERO VISIVO

Sulla vista ci giochiamo una grande partita. E dobbiamo lottare per essa adesso. Se oggi lottiamo, cambieremo i giorni che verranno. E' la vista l'oggetto di alcune semplici discipline di oggi.
Ancora prima di esse importa uscire fuori dalla cappa miasmatica che ti riconduce all'impotenza e al lento, inesorabile, declino. Qualunque sia il tuo problema visivo, qualunque sia la tua età, qualunque siano i limiti che tu credi di avere, la tua vista è recuperabile. Il passare dal vago auspicio che la propria vista possa migliorare, alla certezza che questa impresa può essere raggiunta è il primo passo di ogni Magna Opera. Ogni intrapresa di concreta disciplina prantica si fonda sulle fondamenta della pre-coscienza, della pre-scelta della fiducia, della demolizione del dubbio.
Bisogna dimenticarsi delle cornacchie e degli esperti corvi tempesta. Di tutta quella pletora di oculisti e ottici e del recinto in cui restringono le vostre possibilità. Parlare di vista non ès emplicemente pèarlare di come risolvere il vostro "concreto" difetto visivo; che poi è la cosa principale. Parlare di vista è anche Symbolum di una Resistenza alla Musica Sinistra della Inevitabile Decadenza. Uno dei tanti volti, cioè, in cui si gioca la partita con l'Idra dalle diecimila teste.
Sono ancora tanti, ancora i Guardiani del cancello e i Custodi della Sapienza, gli esperti e la stanca consapevolezza comune. Vi diranno che da quarantanni in poi inizierete a prendere peso, a diventare lenti e ottusi, a perdere la vista, a sviluppare una qualche forma tra diabete, colesterolo et similia. Sono leggende. Non bersele è il primo passo per non farsi incaprettare. L'altro è la disciplina di sè. Non è inevitabile arrivare a tarda età pieni di malanni, mentalmente infiacchiti e rincoglioniti, con una vista sempre più debole. Non è inevitabile perdere drasticamente la pulsione sessuale. Non è inevitabile diventare sempre più rigidi e incattiviti.
I limiti del possibile, e proprio in questa sede dovreste saperlo benissimo, sono stati costruiti nel tempo e venduti ad una mentalità maggioritaria. Sono usum comunem, ma niente di diverso da una leggenda metropolitana. Questi limiti possono tenerci sotto scappo fino a quando finiamo nella fossa (anzi possono proprio condurti alla fossa). Ma sono appunto illusori. Velo di Maya. La credenza collettiva li rende reali alla mente inconscia e conscia. Il gioco a dadi sembrano le tavole pitagoriche; ma gioco a dadi resta. Un gioco truccato. Un gioco da bari.
Un vecchio di 80 anni che stende in pochi minuti cinque corpulenti atleti molto più giovani di lui non sfida i nostri limiti del possibile? Eppure è quello che solo qualche mese fa vidi fare da un grande maestro di arti marziali coreano. Eppure per molti è già utopica l'idea che uomini di 60 anni riescano a fare una corsetta. Anno dopo anno ci si adagia lentamente sotto il ritmo stanco, anche carezzevole a volte, della resa. Un pulcino sempre più debole, impotente, bisognoso di cure.
Ti diranno che la potenza sessuale è una chimera dopo una certa età. Eppure conosco un metodo naturopata che ha fatto un figlio dopo i settanta. Ma abbiamo fatto vivere gli anziani da rottami, li abbiamo convinto di essere rottami, li abbiamo parcheggiati il lager di riposo come carne avariata. Sulle fascine del rogo bruciamo il potenziale. Insegnamo a uccidere l'intelligenza e la speranza. Siate di coloro di cui si possa dire un giorno "all'esame di imbecillità, venni bocciato".
L'impotenza genera solitudine. La solitudine ansia. L'ansia rabbia e violenza.
E non è di mito dell'eccellenza che si parla. Non fare il furbo delle parole, tu Monsieur Spaccamichia che ti vedo già in quarta fila con l'aria intellettuale cinica. Non importa tanto quello che viene fatto, ma che non te la bevi, che non prendi la supposta nelle chiappe, che tieni la tua mente e il tuo corpo svegli. Fino alla fine potrai essere grande, se lotterai per la tua vita.

E se noi potessimo giocare un ruolo importante per indirizzare la
pallina in una direzione o nell'altra?
Casella rossa o casella nera Signore?
Banco vinve sempre?.. Vediamo.. ci sono giochi in cui il banco può
perdere.. regole che sbancano...
Parliamo della vista. In questo post mi limiterò ad alcuni semplici esercizi. Ma ritornerò sicuramente sull'argomento. C'è tantissimo altro da dire.
Innazitutto. Se il vostro oculista e ottico vi hanno detto che dopo una certa età la vista non è recuperabile, derubricate le loro affermazioni dentro la categoria "BALLE". In secondo luogo sguazzate un pò, tanto per curiosità, durante i vostri iperbolici giri internettiani, tra le letture e i testi sul recupero visivo. Scoprirete, pèer chi non lo sa già, che si tratta di correnti consolidate, che esistono da decenni. Avrete cioè di fronte un pensiero consapevole, che ha dalla sua esperienze, visioni del mondo, pratiche. Naturalmente con differenze al proprio interno. Ma comprenderete ancora di più che il recupero visivo non è un territorio di esclusiva competenza di pochi utopisti (senza che ci si veda una critica agli utopisti, che ce ne vorrebbero ancora di più anzi). Comunque ci saranno altri post.
Decisivo concetto da afferrare è che questi esercizi hanno senso solo se praticati co COSTANZA e PERSEVERANZA. Solo se praticati costantemente cominciano ad incidere e a realizzare un mutamento strutturale. Il loro effetto è semrpe benefico. Il livello di beneficità dipende naturalmente dal soggetto e dall'impegno che ci mette. E se è vero che la nostra giornata è spesso satura, possiamo trovarli quei quindici-venti minuti da dedicare alla vista. Il bene della vista è un bene supremo. Un piccolo sforzo adesso e la ricompensa negli anni a venire sarà enorme. Ripeto, gli esercizi di stasera sono solo alcuni tra i possibili.
E' molto importante "allenare" gli occhi a prescindere. Se ci pensate bene nella vita quotidiana sono raramente usate le posizioni estreme degli occhi. Quindi i muscoli oculari non compiono con frequenza tutta una serie di movimenti. Mantenere in allenamento gli occhi li rende anche sempre più elastici e poco soggetti ad indebolimento o peggioramento della funzionalità visiva.
Ecco alcuni esercizi di recupero visivo:
- Procuratevi una penna o una matita. Allungate il braccio, tenendo in mano la penna davanti alla radice del naso, ad una distanza di 25 centimentri circa. Fissate la punta della penna e con l'altra mano avvicinate lentamente una matita ben temperata fino a far combaciare perfettamente le punte
- Prendete sempre una penna o un oggetto simile, e avvicinatelo ai vostri occhi e poi allontanatelo, fissando sempre la punta. Avanti e indietro. E poi a destra e a sinistra. E poi zizgando. L'occhio deve abituarsi a una costante modificazione dello spazio in cui si "poggia".
-Alla luce del precedente esercizio, in una visione più generale adesso, abituatevi a non fissare mai troppo a lungo lo sguardo su una certa direzione e ad una certa distanza. Se state leggendo o scrivendo al computer, ogni tot minuti fermatevi, e cominciate a girare con gli occhi intorno a voi, guardate il letto, le vostre mani, fuori dall finestra. Fate che siano sempre di più i momenti in cui l'occhio "si muove", prova in successione svariate distanze, si "libera" nello spazio. Ripeto mai stare ore con gli occhi fissi in una certa direzione e con una distanza che non muta. Anche quando camminate cercate di non essere i classici bovini fissativi che vanno sempre avanti come robot. Di tanto in tanto, lanciate una occhiata alla vostra destra, alla vostra sinistra, in su, in giù.. non quando siete nelle vicinanze di un tombino però; in quel caso meglio fissativi ma evitare di cadere nel tombino.
- Questo esercizio è molto potente. Se dovete sceglierne uno i primi tempi, iniziate da questo. La sua origine è antichissima. Noto già in India migliaia di anni fa. Viene solitamente definito PALMING. Ma è conosciuto anche sotto alti nomi. Ci si siede. Si inclina leggermente la testa. Si chiudono gli occhi. Si pongono i gomiti sul tavolo e si posano le mani a mo di coppa sugli occhi (chiusi), in modo che non penetri alcuna luce, ma senza toccare le palpebre. Per saggiare un minimo della sua efficacia bisogna stare in questa posizione almeno un quarto d'ora (naturalmente di più, un'ora ad esempio, lo rende decisamente più efficace). Finito l'esercizio, la differenza è sempre evidente. Ma i primi tempi dura pochi secondi e poi il livello visivo ritorna quello precedente. Fatto a lungo, la differenza nella vista diventa tangibile e i miglioramenti si consolidano sempre di più fino a diventare permanenti.


(Alfredo Cosco)

L'anima e la ragione

L’Anima e la Ragione, la spiritualità e la scienza: due confini che si intrecciano e portano all’Uno...

Ognuno di noi, prima o poi, si siede sulla cima della collina ad osservare l’Infinito, a cercare il confine del tempo. Lo sguardo si proietta lontano ma, nel nucleo del Sé, vi è la certezza inconscia che, da quell’immensa distanza, un altro “occhio” è puntato verso di noi, come in uno specchio. La vita è un susseguirsi di pensieri, sguardi, emozioni, creazioni che modellano la forma della realtà. L’uomo, fin dalle sue origini, si è sempre dibattuto tra il “sentire interiore” ed il “fare esteriore”. In un certo senso è vissuto e vive tutt’ora oscillando fra due mondi che hanno uguale potenza attrattiva, due magneti che colpiscono i sensi e i pensieri, la mente ed il cuore: il mondo interiore, immateriale, spirituale, ed il mondo esteriore, fisico, tangibile.

Vi sono persone più orientate verso la realtà interiore le quali, nella loro vita, hanno scalato le cime del cuore. Altre che hanno, fortemente, operato per raggiungere le vette della ricerca scientifica. Chi ha esplorato i giardini dell’anima e chi ha costruito le architetture della mente. Ognuna di queste ha agito nel bene, nella ricerca del senso della vita. In realtà non vi è separazione tra questi due mondi, pur appartenenti a dimensioni diverse. Essi sono l’espressione della grandezza dell’uomo, della sua essenza divina. E’ come se il nostro essere si espandesse, all’infinito, in due universi: uno fisico, materiale, e l’altro metafisico, spirituale.

Quando l’uomo raggiunge questa consapevolezza è in grado di esplorare gli spazi cosmici di questi universi paralleli e confinanti. Il mondo interiore è più vasto ed affascinante di quello esteriore, tuttavia l’importanza che viene data alla mente è in grado di offuscare lo sguardo rivolto verso l’anima che appare evanescente rispetto all’immediatezza del piacere dei sensi fisici. Vi sono un’infinità di attrazioni che fanno distogliere lo sguardo dall’immenso infinito interiore facendolo, lentamente, dimenticare. In questo modo la ragione prende il sopravvento creando, fra i due mondi, un disequilibrio che aumenta la forza dell’ego, produce un eccessivo attaccamento alle cose materiali e soffoca il respiro dell’anima.

Non vi deve essere preclusione o pregiudizio ma apertura, espansione, evoluzione. In questi anni la ricerca scientifica sta raggiungendo confini che si intrecciano profondamente con la dimensione spirituale. E’ alquanto interessante pensare che la Scienza ha saputo costruire strumenti sofisticati che, quasi, possono osservare l’essenza della materia. In questo osserviamo l’attrarsi e il respingersi dei due magneti. Due mondi un confine, due universi nell’Universo. La cosa ancor più interessante è scoprire che noi, esseri viventi, potremmo rappresentarne il punto d’incontro e di unione: il confine, la porta che apre la dimensione spirituale a quella fisica e viceversa. Che ne pensate? Uno sguardo più ampio sulla vita non può che migliorarla.

Un altro aspetto che salta all’occhio è che le religioni, spesso, sono lontane da questa spiritualità innata che esiste a prescindere dalle “fedi” propugnate dalle Chiese. Il viaggio spirituale affascina e attrae come la fresca acqua di uno splendido fiume azzurro. Chi raggiunge questa consapevolezza sviluppa in sé la certezza della propria divinità unita al “Tutto” come essenza e motore dell’Universo. Credo che questo sia un argomento interessante per cominciare ad osservare la vita da una prospettiva un po’ diversa, per aprire ed espandere i pensieri (...)

I riflessi della “luce”, in fondo, attraversano ognuno di noi, al di là delle convinzioni politiche o religiose...

Un abbraccio “cosmico”. Diventiamo pensieri!!!

Fonte:Nonsoloanima.tv

Aforismi di Sebastiano B. Brocchi

sulla via dei Filosofi Ermetici




Alcuni mi dicono: "Non riesco a comprendere le tue parole,
troppo oscure per la mia mente".
Altri: "Ciò che dici è quanto mai illuminante,
ed è un grande insegnamento".
Ad entrambi dico: "Come fate a non capire?
Le mie parole sono solo uno specchio!
Sono lo specchio della vostra Verità".





Alcuni mi chiedono: "A che punto del sentiero sei giunto?"
Ed io: "Mi trovo in un punto preciso
della circonferenza di un cerchio perfetto.
Chi comprende, può sedere a capotavola
alla mensa di re Artù".





A chi mi domanda: "Come puoi così giovane sapere questo?"
Rispondo: "Se un giovane ed un vecchio trovano una fonte e vi si dissetano,
non sarà forse la stessa acqua a dissetare entrambi?
E non sarà forse lo stesso sentimento di ristorazione che proveranno entrambi,
dissetandosi?
Perciò entrambi, giovane e vecchio, conosceranno la stessa cosa".




Alcune persone si chiedono se la Via dei Filosofi Ermetici
sia il sentiero adatto a loro.
Ma è facile rispondere! Quando la Via vi avrà giudicati adatti,
essa sarà adatta a voi.




Come prima del giungere di una tempesta,
si odono i tuoni da lontano, poi poco a poco si vedono
addensarsi le nubi all’orizzonte, e poi sopra le nostre teste,
si vedono lampi squarciare il cielo, e infine
si sente, si vede, si percepisce,
cadere la pioggia;
Così è per chi segue il sentiero dei Saggi:
egli prima ode da lontano,
poi comincia a vedere all’orizzonte, e poi sempre più vicino,
ed infine sente, vede, percepisce su di sé,
dentro di sé,
la Conoscenza.





Come il bambino che, trovando sotto l’albero il dono
che i suoi genitori avevano nascosto in casa,
pensa siano stati Babbo Natale o Gesù bambino a portarglielo;
Così l’uomo in cerca della Sapienza,
trovandola,
crede che questa gli sia stata data dai libri o dai maestri,
mentre essa era già nascosta dentro di lui. In attesa di lui.




Credendo che io sia in cerca della mia strada,
ti sbagli:
Io seguo il sentiero, ma non cerco una via.
Credendo che io cerchi la verità,
ti sbagli:
Stabile nella verità, osservo dal centro la periferia,
scoprendo le diverse voci della Conoscenza.
Credendo che le cose si perfezionano,
ti sbagli:
il Tutto, perfetto, si manifesta gradualmente.

Musica, "Musica", Silenzio


John Cage - 4'33'' for piano (1952)

"Ciò che rende una ruota una ruooota è lo spazio tra i raggi." - Lao Tze

" ( ) ! ? ( ) ! . . . ? ( ) " - Il Vuoto

è troppo facile di questi tempi sentire musica, basta premere un pulsante. Non la apprezziamo piu. Nel migliore dei casi, riceviamo una leggera "scossa" provocata dagli stimoli uditori. La radio pubblica è costruita sulla seguente struttura:

Canzone - !#*%&!#% - Pubblicità - !#*$@#(%& - Canzone. I simboli che ho appena utilizzato profanamente rappresentano i suoni di transizione selvaggiamente stimolanti che si trovano in ogni pezzo musicale. Li hai già sentiti prima.

Sono veloci, robotici, meccanizzati, ronzii, click, beep, cinguettii, esplosioni, e la profonda voce frettolosa di un uomo che tenta di pronunciare il nome della stazione radiofonica.

[continua]

LA PRATICA DEL LENTO CAMMINO

Il movimento lento e concentrato è uno dei capisaldi di molte discipline. Ed è di questo che parleremo oggi. Espondendo più che una teoria o una visione del mondo, un esercizio concreto che può essere posto in essere. Quello che voglio di volta in volta condividere con voi non sono semplici letture, ma invito all'azione, alla messa in opera, al cammino di trasformazione.
QUALE CHE ESSO SIA
. Non importa neanche che sia una delle discipline che io vi indico. E' evidente questo. Essi sono Exempla per un fine che le trascende, l'essere cioè "manifestazioni" della concretizzazione dinamica, della sperimentazione e dell'affinamento. In poche parole alla Disciplina, le cui strade sono senza fine. E noi abbiamo solo i nostri mazzi in mano, mazzi di carte e di fiori, comunque da giocare. Ciò che vorrei restasse, non è "pratica questo", ma un incentivo a "praticare qualcosa, qualunque essa sia". Senza pratica, senza coltivazione e passione siamo molto più fragili dinanzi alle pressioni esterne, al vortice inebetente dei pensieri ossessivi, all'indolenza e all'autocompiacimento, che nel tempo ci invigliacchiscono e ci spengono.
Ognuno ha i suoi fiori nella mano. E le persone pian piano si "ritrovano". Sono lente calamite. I simili si imattono tra loro per le strade. Ergo ancora prima di tutto ciò che io e altri possano dire, è il Cerchio che tutti noi siamo, scrittori e lettori che ci trascende, e fa di noi una MUSICA.
E, FINCHE' ESSA ESISTE, NOI SIAMO LA MUSICA.

Ma, superiamo il momento di delirio notturno, ed andiamo alla pratica di oggi.
Il movimento lento e centrato è un caposaldo millenario della Disciplina. E può essere inteso, nelle sue ultime potenzialità, solo da chi ha provato realmente a porlo in essere. Il movimento lento e consapevole è una controforza "centripeta" rispetto alle modalità "centrifughe" ed evasive che disperdono la mente. Nel suo agire ritmico e armonioso, nella sua immersione nell'atto rapisce piano a piano il tuo essere, riportandolo alla Presenzia e da lì dando un'ordine nella confusione, un centro nel mare in tempesta. Chiarezza mentale e forza.
E' un anti-paso per l'ansia. Fermatevi! C'è un trattino in mezzo alle parole.. non un "antipasto", ma "anti-pasto", il contrario del pasto. L'ansia si nutre di modalità sincopate e accellerate, oltreché dello svolgimento consulto delle proprie spinte ossessive. Il movimento lento e centrato manda in bestia la tua ansia cheti bombarderà con pensieri di fretta, furia, insofferenza.
Ma tu le togli il pasto.. :-). Non la nutri. Senti l'ansia e la fretta che crescono inte. La calotta cranica che viene bombardata da mille B-52. Ma tu stai saldo, e non accelleri i movimenti, continui a manifestare la tecnica. Sentirai allora, ancora per diverso tempo, l'ansia. Ma sentirai anche - forse una delle prime volte nella tua vita - che non ti sta soggiogando senza ritegno. La senti, ma.. non le ubbidisci. Ti urla dentro, ma adesso cominci a fronteggiarla. Ti sbraita alle calcagna, ma tu fai altro. Anche l'ansia ha le sue "crisi di astinenza". Ma già il fatto di "reggerla" senza cambiare contegno ti fa sentire forte e diminuisce la presa che essa ha su di te. E poi, furia di non-nutrirla, nel tempo perde il suo potere
Qui non si parla semplicemente di lentezza. Anche una ameba o una larva possono essere lenti . Qui non si parla di comodità, relax o "ozio". Se cercate ozio "cambiate canale". Ce cercate mignottate ansiolitiche come il "training autogeno" o altre forme per "gestire lo stress della vita quotidiana" (sigh) siete capitati nel posto sbagliato. Se credete che siamo della schiera "stravaccarsi in una beata pigrizia", mi tocca deludervi. Qui siamo del partito "l'ozio stressa".Quando parliamo di lentezza non pensiamo all'induzione di una sorta di semiveglia letargica.
Qui piuttosto si vogliono indicare pratiche che, attraverso una "certa" lentezza aumentino intensità, percezione, chiarezza, forza e sfrondino i mille strati del "coitus invertitus" :-).
La lentezza centrata ha molte diramazioni dalla sua, tragitti che "la" hanno incontrata, pur in traiettorie e tragitti differenti. Ad esempio c'è un particolare rituale in uso presso alcuni monasteri Zen e ripreso da alcune scuole di psicoterapia; oltre che da molti atleti e praticabnti sportivi o da persone in cerca di stabilità mentale. E' talmente alieno dalla nostra consueta mentalità che ci sembrerà sfiorare la demenza.
Questa pratica Zen proviamo a concretizzarla in un esercizio applicato ai libri. Ogni mattina ti alzi, vai alla tua libreria (la libreria di casa tua si intende), e prendi tutti (tanto per fare un numero) 30 libri di uno scaffale. Li prendi uno alla volta, e con estrema lentezza li posi a terra. Una volta che li hai postai tutti, li riprendi uno alla volta, partendo dall'ultimo che hai posato via via fino al primo, e li riposi nello scaffale nella loro posizione originaria. Fatto ripetutamente per mesi, un esercizio del genere rafforza enormemente la concentrazione, la calma e al capità di essere saldi anche nelle tempeste.

Ma quello che è il vero oggetto di questo post è una forma peculiare della "lentezza attiva". Si tratta del "camminare lento"; da altri detto anche "meditazione in movimento". Anche questa pratica non ve la propongo come esotica curiosità, ma dopo averla sperimentata personalmente.

In maniera blanda può essere praticato ovunque. Per praticarlo ad alti livelli, andando cioè particolarmente lenti, dovrete trovarvi in un ambiente che non sia frenetico, dove non chiamino.. la polizia, perché bloccate il "traffico umano".

Una lunga strada di paese, un parco con poca gente, un sentiero alberato, un luogo in cui non avete "troppi sguardi" cioè, resta l'ambientazione ideale. Soprattutto "per voi". A molti non piace
sentire addosso gli sguardi degli altri e il timore di essere giudicati strani o un pò "tocchi". Diciamo che se siete sostanzialmente in pace e sereni, e vi sentite liberi, potete andare molto lenti. Ma, se gente ne circola un bel pò, potete lo stesso ridurre il vostro usuale ritmo di movimento e "camuffare" la vostra lentezza con altro, ad esempio con un ripetuto fermarsi a guarda le vetrine.

Passiamo alla messa in atto..

Facciamo conto che tu devi andare ad ad una tabaccheria per comprarti i tuoi amati sigari-finto-veri-cinesi. Ormai ci sei andato milioni di volte. Conosci la strada a mena dito. Vai spedito come sei sempre andato, dritto allo "scopo", con la tua "collaudata" andatura. Pensi al tabacchino e ai tuoi pensieri che come cappa ti gravitano intorno.
Vai in maniera MECCANICA.
LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE HA AZIONATO IL PILOTA AUTOMATICO.
LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE TRASCORRE LA GRAN PARTE DELLA GIORNATA
IN UNO STATO DI SEMIVEGLIA.
LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE NON E', MA AGISCE DA AUTOMA. LE SUE AZIONI SONO PERMEATE DI MECCANICITA'.
Questa disciplina che vi propongo ha lo scopo, tra gli altri, di riportarti a te stesso, farti riscoprire i movimenti, e liberarti dagli automatismi.
La "modalità automatica" sei tu che ti catapulti fuori da casa, fai la solita strada senza vedere nulla di quello che hai sempre stancamente visto, e nel tuo tempo standard arrivi al tabacchino. Anche se ancora non vedi la tabaccheria, tenderai spesso a guardare dritto davanti a te, e a tralasciare tutte le altre modalità di sguardo. Sguardo unidirezionale, con pochi gradi di differenze. Sguardo "rigido". Sguardo da robot. Magari con un bell'ipod alle orecchie, tanto per completare il rincoglionimento.
E poi non sei nel tuo corpo, non sei nei tuoi movimenti. Senza armonia, sgraziato, cammini con i piedi buttati qua e là, con la spina dorsale quasi squilibrata. E l'asse del corpo ondeggia, spostandosi da destra a sinistra. E' un camminare "confuso".
Prova invece ad andara verso la tabaccheria ad una andatura molto, molto più lenta del consueto. Ad esempio, se ci metti dieci minuti standard, prova ad andarci in trenta minuti. Non sarà facile le primissime volte, ti avverto. Dentro di te hai memorizzato un'andatura che è ormai parte di te, e "scatta" come la macchina al segnale verde. Non sarà facile perché avrai la sensazione si dissipare il tuo tempo, con la voce mentale che ti pungola come un supplizio dantesco, "corri corri Guagliò".
Preparatevi, se volete tentare questo esperimento al plotone di esecuzione dei vostri pensieri e delle vostre sensazioni inconsce.
Il leit-motiv sarà facilmente riconoscibile nella sua radica..
CORRI... CORRI... CORRI... FRETTA... FRETTA... FRETTA...
Paradossalmente ti sembrerà di stare ancora più in balia dei tuoi pensieri. L'andatura rapida ha un effetto stordente, ma quando cammini piano, sei più "vulnerabile" ai pensieri. E di questo spesso si ha paura. Specie di quei fastiosi pensieri zecca, ai quali si cerca di non pensare mai.
E poi, potrà un senso di insofferenza, di noia e irrequietezza.
<>. E magari i primi tempi sarà così. Ma se comincerai con questa pratica, a un certo punto vedrai le cose mutare.
Camminando a passo lento, pur di non ammattire senza sapere che cacchio fare, ti sentirai costreto a trovare qualche "appiglio". E comincerai a fare cose che non credevi avresti mai fatto. Pur di non pensare alla tua esasperante lentezza, alla noia, al fatto che ti manca un botto per arrivare da questo dannato tabaccaio, cercherai di indirizzare l'attenzione ovunque.
E COMINCERAI A VEDERE COSE CHE NON HAI MAI VISTO.
Guarderai gli alberi, e magari conterai quante arance o mele ci sono, il loro colore, l'odore che emanano. E osserverai le case, i crepacci sui muri, le buche sulla strada. E, sempre nel tentativo eroico di occupare un tempo che ti sembra non passare mai, e per evitare di prendere il marciapiede a capate, scruterai le montagne in lontananza, noterai i dettagli degli animali. Certo, ti sentirai un idiota all'inzio, non dubitarne. Ma, come diceva un tale "se alcune volte non hai il coraggio di sembrare un idiota, sei un vero idiota".
Tornando a noi, la vostra attitudine allo sguardo muterà radicalmente. Non solo sarete capaci di notare sempre più cose che prima vi sarebbero sfuggite. Ma riuscirete anche a riscoprire le cose già note sotto altre sfaccettature. Quel muro o quegli alberi saranno "diversi", visti in questa dinamica. Troverete in essi altro, tanto altro rispetto a prima. Sarete nel tempo allenati a notare cose che quasi nessun altro nota. Non saranno occhiate distratte e scocciate, ma occhi che colgono i dettagli, le sfumature. E vi sarete talmente esercitati in questa "opera" che quando, in futuro, vi troverete a fare una passeggiata con un amico in un vicolo senza tante pretese per lui saranno strade e muri amorfi e anomimi come tanti altri.. PER VOI NO!
In senso più l ato assisterete a una "espansione della percezione" che rimarrà con voi anche quando la vostra andatura sarà normale. Notate questo passaggio. Qualcosa di diverso, dopo che avrete fatto questo esercizio più volte, vi sarà anche quando non lo farete e camminerete come prima Che intendo?
Quando andavate alla tabaccheria perima dell'esperimento la vostra sfera di percezione è molto rigida e contratta, con uno sguardo dritto e monodimensionale che "notava" solo ciò che appariva nello schermo orizzontale dinanzi ai vostri occhi. Con la pratica del camminare lento invece vi siete esertcitati a muovere gli occhi in mille direzioni, su e giù, a destra e a sinistra, per trovare cose da osservare per riempire i sensi e la mente nel tempo del cammino.Quell'andare in una molteplicità di direzioni lascia una "memoria sensoriale" negli occhi e attiva movimenti impercettibilie e immaginazione intuitiva. E quindi, quando farete in futuro quella strade con la vostra andatura standard NON SARA' PIU' COME PRIMA. Mentre guardate avanti, una parte dell'occhio percepirà anche ciò che avviene ai lati. Non necessariamente "vedrà",ma "percepirà". La vostra intuizione ne risulterà notevolmente ampliata. Non solo coglierete piccole ombre, fugai movimenti, dettagli appena riflessi nella coda dell'occhio, ma il vostro allenamento sensoriale attiveròà nella mente canali di "decifrazione", per cui da quell'ombra e da quel lampo qualcosa in voi richiamerà un cane, o un sasso in avvicinamento sul vostro cranio, o l'idea di un uccello o di un pomodoro spiaccicato che vi sta aspettando per terra per farvi scivolare.
COMINCERETE A SVILUPPARE LO SGUARDO "LATERALE". SARETE MOLTO PIU' SVEGLI, RAPIDI, SICURI NEI PERICOLI, CHE "SENTIRE" AVVICINARE, ANCHE QUANDO NON LI VEDRETE.
Avete presente quei film di arti marziali in cui il maestro para il colpo anche se viene da dietro e lui non può vederlo? A parte esegerazioni cinematografiche, i grandi maestri di arti marziali sono davvero capaci di ciò. Non è che sono stregoni, ma attraverso tecniche come quella che vi ho indicato hanno espando enormemente la loro "vista". E vedono anche quando "non vedono".
Inoltre, come abbiamo detto nelle prime battute, la pratica del "lento cammino"toglie all'ansia il suo nutrimento. I pensieri di ansia verranno come cornacchie ma non avranno il loro posto.
I vostri gesti diverranno poi più puliti e precisi. Sarete più essenziali, ma anche più concentrati e intensi. Con uno sguardo, una parole e un gesto potrete "dire" molto di più che in sfuriate e interminabili conversazioni degli altri. E quello che "direte", soprattutto, avrà Potere.

Questo è un buon esercizio amici. Esiste da millenni. E non è difficile da attuare. Provate. Provate tutto. Tutto quello che la prossimo sole gravido porterà, provatelo..proviamolo. Non sprecate nulla. Il Sentiero ci chiede Cuore grande, Polmoni aperti e Braccia forti.
Che la Grande Tartaruga vegli su di voi, pirati e bandidos del Web..

Come trovare Dio?

Perché chiedi di Dio? Cosa vorresti ottenere da questo incontro? Felicità, pace, libertà, verità? Credo siano queste le cose che solitamente vorrebbero raggiungere le persone che chiedono di incontrare dio. Questo, in concreto, significa solo che, ora come ora, quel che tu vivi è infelicità e confusione. Peschiamo, così, dal cilindro dei nostri pensieri, l’idea di dio, sperando di cancellare, con un colpo di spugna, ogni nostro conflitto.. Ma che dio potrà mai essere questo? Un pensiero generato da una mente infelice non credo possa divenire una realtà di pace.

Cerca di guardare lucidamente la realtà che stai vivendo, perché solo da lì riuscirai a far nascere quella perpetua luce interiore che non è frutto di un sogno o di un bisogno di fuggire. Ecco che allora inizierai a vedere anche l’Amore che muove l’esistenza intera, e a quel punto, forse, ti chiederai cosa stia accadendo e da dove venga tutta quella bellezza, ma non trovando alcuna risposta, e rimanendo meravigliata da tanto splendore, forse dirai, “è Dio, è Il Mistero”, o forse rimarrai semplicemente in silenzio. Ma non parliamo più di dio prima ancora d’aver parlato con noi stessi.

Fonte:Dadrim.org

I Chakras(Settimo Chakra)

Settimo Chakra: È localizzato al vertice del cranio, nella zona del Bregma. É un Chakra non fisico, che si può in buona sostanza definire l’interfaccia tra la coscienza individuale e quella cosmica, universale. Non esiste un settimo Chakra bloccato, può essere soltanto più o meno sviluppato, in relazione al personale cammino spirituale dell’individuo. Non vi sono patologie note e specifiche legate a questo centro energetico, né a livello fisico né a livello mentale o spirituale; si sa solo che l’energia elaborata a questo livello ha effetti su tutti i tessuti e le funzioni dell’organismo, in modo più o meno evidente, intenso ed efficace. Il settimo Chakra è collegato al centro della sommità della testa, ed è rivolto verso l’alto; è collegato con il cervello e la ghiandola pineale. Qui siamo collegati con la sfera dell’essere, che racchiude tutte le forme e le caratteristiche non manifestate. Da questo luogo, un tempo abbiamo iniziato il nostro viaggio verso la vita, e sempre qui proviamo l’unità con il nostro principio originario divino, del quale tutti noi facciamo parte; ed è qui che il nostro campo personale d’energia diventa un tutt’uno con l’universo. Il cammino verso lo sviluppo del settimo Chakra viene indicato dal colore viola. Viola è il colore della meditazione e della devozione. Mentre si è in grado di influenzare intenzionalmente l’attivazione dei sei centri energetici inferiori, nel caso del settimo centro, tutto quello che possiamo fare è aprire noi stessi, e lasciare che le cose accadano attraverso di noi. Utilizzare le energie del settimo Chakra in terapia può essere utile quando si debba fare fronte a situazioni traumatiche gravi; infatti, per es. in relazione ai Fiori di Bach, il rimedio che più frequentemente viene associato al settimo Chakra è Rescue. Le pietre collegate al settimo Chakra sono: Quarzo Ialino o Cristallo Di Rocca, Pietre/Quarzo Ialino, Selenite, Quarzo Elestiale, Calcite Trasparente, Apofillite o Pietra di Poona, Quarzo Latteo, Diamante, Fluorite e Diamantino di Herkimer. Va ancora detto che il sesto ed il settimo Chakra risultano raramente squilibrati, mentre negli adulti quelli più frequentemente scompensati sono il terzo ed il quarto, e nei bambini il primo ed il secondo. A proposito del secondo Chakra, occorre precisare che spesso si trova scompensato nei soggetti femminili che vivono la loro sessualità, intesa sia in senso fisico che psichico, in modo conflittuale, sia a livello d’interiorità sia a livello di rapporti interpersonali o sociali. Nella valutazione dello stato di questi importanti centri energetici, occorre tenere presente anche il processo di crescita dell’individuo, poiché ogni età ha uno specifico Chakra associato ad essa. Nell’età associata ad un determinato centro energetico, questo sarà predominante sugli altri in termini di funzionalità energetica, secondo i seguenti valori (M.=maschio e F=femmina): C.1: 0-7 (M) e 0-6,5 (F) anni; C.2: 8-14 (M) e 7-12 (F) anni; C.3: 15-21 (M) e 13-18 (F) anni; C.4: 22-28 (N) e 19-24 (F) anni, C.5: 29-35 (M) e 25-30 (F) anni; C.6: 36-42 (M) e 31-36 (F) anni; C.7: 43-49 (M) e 37-42 (F) anni