L'evoluzione secondo Gurdjieff (Seconda parte)


"L'individuo ha il vantaggio di essere molto piccolo e di conseguenza
di non contare nell'economia generale della natura, dove non
fa nessuna differenza che ci sia un uomo meccanico in più o in meno.
Possiamo farci un'idea di questo rapporto di grandezze se immaginiamo
il rapporto esistente tra una cellula microscopica e il nostro corpo
intero. La presenza o l'assenza di una cellula non cambia niente nella
vita del corpo. Noi non possiamo esserne coscienti e questo non può
avere influenza sulla vita e le funzioni dell'organismo. Esattamente
nello stesso modo un individuo distinto è troppo piccolo per influenzare
la vita dell'organismo cosmico, con il quale egli si trova (per
quanto riguarda le dimensioni) nello stesso rapporto che una cellula
ha con il nostro intero organismo; ed è questo precisamente ciò che
rende la sua 'evoluzione' possibile, ciò su cui si basano le sue 'possibilità'.

"Riguardo all'evoluzione è indispensabile comprendere fin dall'inizio,
che non esiste la possibilità di una evoluzione meccanica. L'evoluzione
dell'uomo è l'evoluzione della sua coscienza. E la 'coscienza' non può
evolvere inconsciamente. L'evoluzione dell'uomo è l'evoluzione della
sua volontà, e la Volontà' non può evolversi involontariamente. L'evoluzione
dell'uomo è l'evoluzione del suo potere di fare, e 'fare' non
può essere il risultato di ciò che 'accade'.

"La gente non sa che cosa è l'uomo. Si trova alle prese con una
macchina molto complicata, molto più complicata di una locomotiva,
di un'auto o di un aereo, ma non sa nulla o quasi nulla della struttura,
della marcia e delle possibilità di questa macchina; non capisce neppure
le sue più semplici funzioni perché non conosce lo scopo di queste
funzioni. Immagina vagamente che un uomo dovrebbe imparare a
guidare la sua macchina, come deve imparare a guidare una locomotiva,
un'auto o un aereo, e che una manovra incompetente della macchina
umana, è altrettanto pericolosa di una manovra incompetente di qualsiasi
altra macchina. Tutti se ne rendono conto quando si tratta di un
aereo, di un'auto o di una locomotiva. Ma è molto raro che si prenda
la cosa in considerazione quando si tratta dell'uomo in generale o di
se stessi in particolare. Si crede giusto e legittimo pensare che la natura
abbia dato all'uomo la conoscenza necessaria della propria macchina;
tuttavia si converrà che una conoscenza istintiva di questa macchina
è lungi dall'essere sufficiente. Perché gli uomini studiano la medicina
e ricorrono ai suoi servizi? Evidentemente perché si rendono
conto di non conoscere la propria macchina. Ma non sospettano che
potrebbero conoscerla molto meglio di quanto fa la scienza e che potrebbero
allora ottenerne un lavoro completamente differente".
Molto sovente, quasi ad ogni riunione, G. ritornava sull'assenza di
unità nell'uomo.

"Uno dei più gravi errori dell'uomo, diceva, quello che deve essergli
costantemente ricordato, è la sua illusione riguardo al suo 'Io'.
"L'uomo così come lo conosciamo, l'uomo macchina, l'uomo che non
può 'fare', per il quale e attraverso il quale 'tutto accade' non può
avere un 'Io' permanente ed unico. Il suo 'io' cambia velocemente
come i suoi pensieri, i suoi sentimenti, i suoi umori, ed egli commette
un errore profondo quando si considera come se fosse sempre una sola
e stessa persona; in realtà egli è sempre una persona differente; non è
mai quello che era un momento prima.

"L'uomo non ha un 'Io' permanente ed immutabile. Ogni pensiero,
ogni umore, ogni desiderio, ogni sensazione dice 'Io'. E ogni volta
sembra doversi ritenere certo che questo 'io' appartiene alla Totalità
dell'uomo, all'uomo intero, e che un pensiero, un desiderio, un'avversione
sono l'espressione di questa Totalità. In realtà nessuna prova può
essere portata per convalidare questa affermazione. Ogni pensiero dell'uomo,
ognuno dei suoi desideri si manifesta e vive" in un modo completamente
indipendente e separato dalla sua Totalità. E la Totalità
dell'uomo non si esprime mai, per la semplice ragione che non esiste
come tale, salvo che fisicamente come una cosa, ed astrattamente come
un concetto. L'uomo non ha un 'Io' individuale. Al suo posto vi sono
centinaia e migliaia di piccoli 'io' separati che il più delle volte si ignorano,
non hanno alcuna relazione, o, al contrario, sono ostili gli uni
agli altri, esclusivi ed incompatibili. Ad ogni attimo, ad ogni momento,
l'uomo dice o pensa 'Io'. Ed ogni volta il suo 'io' è differente. Un
attimo fa era un pensiero, ora è un desiderio, poi una sensazione, poi
un altro pensiero e così via, senza fine. L'uomo è una pluralità. Il nome
dell'uomo è legione.

"L'alternarsi di questi 'io', le loro lotte manifeste, di ogni istante,
per la supremazia, sono comandate dalle influenze esteriori accidentali.
Il calore, il sole, il bel tempo richiamano subito tutto un gruppo
di 'io'. Il freddo, la pioggia, la nebbia richiamano un altro gruppo di
'io', altre associazioni, altri sentimenti, altre azioni. E non c'è niente
nell'uomo che sia in grado di controllare i cambiamenti di questi 'io',
principalmente perché l'uomo non li nota, o non, ne ha alcuna idea;
egli vive sempre nell'ultimo 'io'. Alcuni, naturalmente, sono più forti
degli altri, ma non della loro propria forza cosciente. Essi sono stati
creati dalla forza degli avvenimenti o dagli stimoli meccanici esterni.
L'imitazione, l'educazione, la lettura, l'ipnotismo della religione, delle
caste e delle tradizioni, o la seduzione degli ultimi slogans, danno
origine nella personalità dell'uomo a degli 'io' molto forti che dominano
intere serie di altri 'io' più deboli. Ma la loro forza non è che
quella dei rulli * nei centri. E tutti questi 'io' che costituiscono la personalità
dell'uomo hanno la stessa origine delle incisioni sui rulli: sia
gli uni che gli altri sono i risultati delle influenze esteriori e sono
messi in movimento e comandati dalle influenze del momento.

"L'uomo non ha individualità. Non ha un grande 'Io' unico. L'uomo
è diviso in una moltitudine di piccoli 'io'.
"Ed ogni piccolo 'io' separato è capace di chiamare se stesso col
nome della Totalità, di agire in nome della Totalità, di fare delle promesse,
prendere delle decisioni, essere d'accordo o non essere d'accordo
con quello che un altro 'io', o la Totalità dovrebbe fare. Questo spiega
perché la gente prende così spesso delle decisioni e le mantiene così
raramente. Un uomo decide di alzarsi presto, cominciando dall'indomani.
Un 'io', o un gruppo di 'io', prende questa decisione. Ma l'alzarsi
è una cosa che riguarda un altro 'io', che non è affatto d'accordo,
e che può persino non essere stato messo al corrente della cosa. Naturalmente
quest'uomo continuerà a dormire il mattino seguente e la
sera deciderà di nuovo di alzarsi presto. In certi casi questo può comportare
conseguenze molto spiacevoli. Un piccolo 'io' accidentale può,
a un certo momento, fare una promessa, non a se stesso, ma a qualcun
altro, semplicemente per vanità o per divertimento. Poi scompare, ma
l'uomo, ossia l'insieme degli altri 'io' che sono assolutamente innocenti,
dovrà forse pagare tutta la vita per questo scherzo. È la tragedia
dell'essere umano, che qualunque piccolo 'io' abbia così il potere di
firmare assegni e cambiali e che sia in seguito l'uomo, ossia la totalità,
che debba farvi fronte. Vite intere trascorrono così, per regolare dei
debiti contratti da piccoli 'io' accidentali.

"Gli insegnamenti orientali contengono varie immagini allegoriche
che cercano di ritrarre la natura dell'essere umano da questo punto di
vista.
"Secondo uno di essi, l'uomo è paragonato a una casa senza Padrone
né sovrintendente, occupata da una moltitudine di servitori che hanno
interamente dimenticato i loro doveri: nessuno vuole fare ciò che deve;
ognuno cerca di essere il padrone, non fosse che per un momento, e,
in questa specie di anarchia, la casa è minacciata dai più gravi pericoli.
La sola speranza di salvezza è che un gruppo di servitori più sensati
si riuniscano ed eleggano un sovrintendente temporaneo, cioè un sovrintendente
delegato. Questo sovrintendente delegato può allora mettere
gli altri servitori al loro posto, e costringere ognuno a fare il proprio
lavoro: la cuoca in cucina, il cocchiere nella scuderia, il giardiniere in
giardino, e così via. In questo modo, la 'casa' può essere pronta per
l'arrivo del vero sovrintendente, il quale a sua volta preparerà l'arrivo
del vero Padrone.

"Il paragone dell'uomo con una casa che aspetta l'arrivo del padrone
è frequente negli insegnamenti orientali che hanno conservato tracce
dell'antica conoscenza e, come sapete, questa idea appare sotto varie
forme, anche in molte parabole dei Vangeli.
"Ma anche se l’uomo comprendesse nel modo più chiaro le sue possibilità,
questo non lo farebbe progredire di un solo passo verso la
loro realizzazione. Per essere in grado di realizzare queste possibilità,
deve avere un desiderio di liberazione molto forte, deve essere pronto
a sacrificare tutto, a rischiare tutto per la propria liberazione".

* I rulli (fonografici) sono descritti nell'Evoluzione inferiore dell'uomo come gli
apparecchi di registrazione di ogni centro sui quali vengono ad incidersi le impressioni.
L'insieme delle incisioni di questi rulli, analoghi a rulli (o dischi) di grammofono,
costituisce il materiale di associazione di un uomo.

“Esistono menti che si interrogano, che desiderano la verità del cuore, la cercano, si sforzano di risolvere i problemi generati dalla vita, cercano di penetrare l’essenza delle cose e dei fenomeni, e di penetrare in loro stesse. Se un uomo ragiona e pensa bene, non ha importanza quale cammino egli segua per risolvere questi problemi, deve inevitabilmente ritornare a se stesso, ed incominciare dalla soluzione del problema di che cosa egli stesso sia e di quale sia il suo posto nel mondo attorno a lui.”

G. I. Gurdjeff

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